In un romanzo che ho letto qualche tempo fa (Ruggero Cappuccio, La principessa di Lampedusa) ho trovato un’affermazione illuminante: “Degli animali intelligenti si dice che gli manca la parola. Forse – pensò la principessa – è più vero che agli esseri umani manca il silenzio”. È una considerazione che faccio sempre più spesso.
Basta frequentare un social media per rendersi conto di come le persone intervengano a sproposito o con violenza e volgarità solo per il gusto di farsi sentire. Basta entrare in un negozio, in un bar o addirittura andare su una spiaggia per essere accolti da musica a tutto volume.
Manca il silenzio che lascia spazio ai suoni della natura; e quello che consente la riflessione, la pacatezza, l’equilibrio; che permette di chiarire i pensieri, di riordinarli prima di esprimersi.
Ho la sensazione che faccia paura, perché viene vissuto come vuoto e solitudine, ma soprattutto perché dà la possibilità di guardare dentro sé stessi. E le scoperte che si fanno non sono sempre consolatorie.
Penso a quanto è affascinante il silenzio dei libri, ricco di immagini, di persone, di storie e di Storia. E quello che i libri sanno generare, permettendoti di leggere in un ambiente chiassoso senza accorgerti di niente, assorbito completamente dalla realtà che la lettura ti spalanca.
Penso al silenzio che nasce dalla sintonia di persone che si amano e non sentono la necessità di riempirlo di parole. E a quello degli sguardi, che sanno dire cose che le parole non saprebbero.
Penso al silenzio delle antiche cattedrali o delle piccole pievi, che riesce a suggerire anche al non credente il mistero di un Altrove. E a quello, quasi religioso, del pubblico nelle sale da concerto, soprattutto nel momento in cui il direttore d’orchestra solleva la bacchetta e tutti trattengono il respiro in attesa della magia. Non certo i canti stonati delle platee degli stadi.
Apprezzo molto il silenzio con cui si risponde al giudizio degli stolti, annullandone la forza distruttiva.
E, infine, vorrei ritrovare il silenzio della pietas, che dovrebbe accompagnare gli eventi tragici e luttuosi e che invece è quasi sempre sopraffatto da un chiacchiericcio irrispettoso.
Ho letto che il silenzio è rappresentato dal colore grigio. Non sono d’accordo: io lo immagino multicolore, ricco di tutte le sfumature delle emozioni che sa suscitare. Basta saperlo ascoltare.