Opinioni

CINESERIE

ROBI RONZA - 12/09/2025

Con dieci portaerei d’attacco da 100mila tonnellate in servizio e due in riserva, e con le flotte che le accompagnano, gli Stati Uniti essi presidiano tutti gli oceani del mondo e il Mediterraneo, e grazie ad esse possono far guerra in ogni angolo della terra. Hanno una forza militare di gran lunga maggiore di quella di tutti gli altri Paesi messi insieme, e la superiorità sul mare è tale che nell’Accademia della loro Marina Militare non si studia più il caso della battaglia navale perché si tratta di un’eventualità ormai impossibile. Detengono poi da molti decenni il controllo complessivo della telecomunicazione a livello planetario.

Con la loro produzione interna lorda prevista per quest’anno di 26.337.162 milioni di dollari, gli Stati Uniti sono inoltre di gran lunga la massima economia del mondo. Con i suoi 19.534.894 milioni di dollari la Cina è al secondo posto ma a grande distanza, vicina all’Unione Europea, che è al terzo posto.

È in questo quadro che va situato il ciclo di eventi promossi dal leader cinese Xi Jinping a Pechino e a Tianjin nei giorni scorsi. Al di là del suo indubbio aspetto spettacolare l’incontro di capi di Stato e di governo ha riunito l’1 settembre personalità e Paesi che hanno in comune il disagio verso gli Stati Uniti, e in particolare verso gli Stati Uniti di Trump, ma a parte questo hanno interessi diversi se non anche, come la Cina e l’India, profondi contrasti. La convocazione dell’incontro in prossimità della grande parata militare — che ha avuto luogo a Pechino il 3 settembre – ha favorito deliberatamente la confusione di due eventi che poco avevano a che fare tra loro.

Al di là del successo mediatico di un ciclo di avvenimenti -un prevedibile e previsto grande impatto televisivo mondiale- restano i fatti. E questi sono che da un lato la potenza militare della Cina, pur se ingente, non è tale da impensierire gli Stati Uniti e che dall’altro il “nuovo multilateralismo” diplomatico ed economico di cui si è parlato a Tianjin è per il momento, e per il futuro prevedibile, un pio desiderio.

Ciò detto e considerato, c’è da augurarsi che Trump tragga dall’accaduto qualche utile lezione. Che cioè si renda conto che se è vero che l’ordine costituito delle relazioni economiche internazionali va ritoccato, è altrettanto vero che farlo usando la super-potenza americana come una clava provoca degli sconquassi che se non hanno per gli Usa (e per la pace nel mondo) delle conseguenze gravi nell’immediato le potranno avere in un futuro anche non lontano.

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