Editoriale

DESTRUTTURIAMOCI

MASSIMO LODI - 12/09/2025

Auspici che l’Italia, dopo le vacanze, ricominci idealmente da Armani. Emporio di competenza, avvenirismo, cifra riconoscibile. La moda/il modo della credibilità. In una lettera al Corriere della Sera  Meloni-premier magnifica le doti del couturier: lo stile non è forma, bensì sostanza.

Ecco, appunto. Sostanza. Quella che spesso manca alla politica. Non solo alla politica. Tanta forma, talvolta cattiva forma, quasi zero contenuto. Vedasi, restando intra moenia amiche, il modesto dibattito a proposito delle elezioni regionali in arrivo, preceduto da volgari zuffe di bottega per le candidature. È il solito tic di vestire le aspirazioni popolari: antiquato, logoro, in sentore di muffa. Il successivo sarà la riforma elettorale in vista delle politiche ’27, ricamata sulle esigenze della maggioranza, forse tramite un accordicchio segreto con il più forte partito d’opposizione. Proporzionale puro con premio aggiuntivo al miglior classificato, prima uno prende e poi porta a casa gli alleati. Il doppio patto: un classico.

 Sintesi su Armani. Ha rappresentato l’esempio nazionale-top? Sì, lui come pochi. Anzi, molti, a guardar bene. Solo che EA7 ha ottenuto successo, i molti devono contentarsi di segnalare la loro offerta ai pochi che decidono. Di frequente a capocchia. Quale offerta? Talento declinato come meticoloso, continuo, in progress. Voglia di lavorare, studiare, perfezionare. Lasciata lì, in stand by.

Magari una moltitudine indossasse quest’abito mentale non dovendosi limitare a pensarlo: faremmo la rivoluzione del destrutturalismo. Destrutturalismo fu il colpo di genio dell’ex vetrinista della Rinascente divenuto maestro sartoriale, icona del bello, luce del rinnovamento eccetera. Destrutturalismo uguale più svelti di mente, più agili nel correlarci col prossimo, più a misura della società che cambia. Dare un taglio (ecco le performanti forbici) al passato, modellare la figura pertinente a un’affidabile sagoma di futuro.

Giorgio Armani ha lasciato insegnamenti -ci ha tirati per la giacca- debordanti dal suo campo d’attività. Fare bene, di più, con passione, promuovendo, inventando, dissacrando. Dissacrando, a proposito: la sedizione, ma sì chiamiamola sedizione, utile a rovesciare l’assuefarsi al lumen d’inviolabilità conformista dato troppo spesso per immutabile. Esagerando, forse neppure tanto, la parabola del Maison One legittima a tale lettura: lo spirito identitario che riscopre le sue origini di spirito universale. Basta sapere cogliere il primo e naturalmente aver contezza (fede) nel secondo. Siamo sulle nuvole? Certo che sì. Ma ogni tanto serve. Qui, in Italia. E figuriamoci fuori, nell’Ovest e nell’Est d’un mondo che invece dello stile adopera lo stilo, pugnalando vilmente il diritto alla vita. Da Armani ad armàrmi, il tragico salto sulla passerella rossa di sangue è breve.