Lo scorso 31 luglio, era un giovedì, ho effettuato assieme a mia moglie un’altra delle nostre risalite a piedi fino al Sacro Monte. Macchina posteggiata a Sant’Ambrogio e poi avanti con il “cavallo di San Francesco”, scegliendo per la parte “up” la strada normale e lasciando per il “down” l’acciottolato della via sacra delle Cappelle. Approdati alla stazione della Funicolare, ci è venuta voglia di un caffè freddo, o di una crema caffè o di un tè fresco. Il “Colonne” e il “Borducan” erano aperti ma – mal ce ne incolse – abbiamo deciso di fermarci in uno dei locali dell’altro versante del borgo.
Abbiamo provato prima di tutto con il “Milano”, il primo che si incrocia sbucando dalle viuzze. Avevo letto che rischiava di chiudere per sempre ma che, per fortuna, è subentrata una nuova gestione che darà continuità a un locale famoso anche perché ha tenuto a battesimo l’inizio del sodalizio tra Aldo, Giovanni e Giacomo. “Buongiorno, avete la crema caffè?”, domando. “No, mi spiace”. Incalzo: “E un caffè freddo?”. Risposta: “Sì, quello sì. Ma noi al mercoledì e al giovedì chiudiamo alle 17”. Controllo l’ora: 17.10.
Vabbé, lì sotto c’è “Il Convivio”, che, da cartello esposto, chiuderebbe alle 17.30. Non è vero: già tutto spento e serrato, anche se all’interno, scrutando dalla finestra, si intravvede una signora che, se non rammento male, è la proprietaria. Comunque, niente da fare: la “cazzuola” è già stata abbassata.
Abbiamo allora provato con il “Montorfano”, lì di fronte, anche se la sensazione – vista la terrazza vuota e i serramenti semi-chiusi – non era incoraggiante. Detto e fatto: occhiata all’uscio per scoprire che dalle 15 alle 19 c’è la pausa per la “siesta”.
Riassunto: non essendo arrivati al piazzale Pogliaghi, non ho potuto verificare se lì fossero aperti i due esercizi che operano. Ma mi è bastato quanto abbiamo sperimentato. Risalendo con il già citato “cavallo di San Francesco”, abbiamo incrociato macchine di stranieri (almeno dieci solo quelle tedesche), frotte di motociclisti, arrampicatori con mountain bike. E quando siamo discesi dalla via sacra, vi assicuro che i pedalatori in risalita non erano pochi. Ed eravamo, infine, nel cuore dell’estate, in una giornata magnifica… Ma lassù trionfavano le chiusure. Così come non era disponibile, per dire, il Museo Pogliaghi, che osserva i seguenti orari: lunedì e martedì, “fermé”; da mercoledì a venerdì, 10-13; sabato e domenica, 10-18.
Bene, cari gestori dei locali, non faccio il vostro mestiere e voi siete liberi di amministrare come credete orari di apertura, riposi, ferie. E non mi intrometto, salvo pensare che sia una bestialità, sul fatto che un museo tanto significativo sia più chiuso che aperto. Quindi: osservo, prendo atto, penso ad alta voce ma non vado oltre. Anzi no, un passo più in là lo compio: non vorrei più leggere la storiella che il Sacro Monte è trascurato.