(O) Federico Faggin parlerà a Varese il 16 ottobre.
(S) Magnifico! Chi era costui?
(O) Vivi proprio nel passato, nemmeno prossimo, visto che i grandi contributi di questo scienziato allo sviluppo dell’informatica non sono nemmeno troppo recenti. In parole povere ha dato contributi essenziali, come capo della ricerca, alla creazione del microchip prima e poi del touchscreen ma da quasi vent’anni si dedica soprattutto ad altro, tanto che chiama QUARTA VITA ciò che sta vivendo adesso.
(C) Il titolo dell’incontro: “INTELLIGENZA ARTIFICIALE. QUALE FUTURO? QUALE SPAZIO PER EMOZIONI E SENTIMENTI”, è attrattivo, ma un po’ oscuro, non rende ragione del personaggio.
(O) Cerco di sintetizzare il tema, come me lo aspetto, con un brano da una sua intervista: “Lo scientismo ci descrive come macchine biologiche autonome, simili a robot controllati da intelligenza artificiale: tale descrizione è erronea. Al contrario, ciascuno di noi è un campo quantistico cosciente con libero arbitrio esistente in una realtà più profonda dello spazio-tempo. Ciò ci rende capaci di gestire la nostra esperienza conoscitiva. Il corpo fa da ponte tra il mondo classico nello spazio-tempo e la realtà più profonda rappresentata dai qualia, le sensazioni e i sentimenti che costituiscono l’esperienza cosciente.”
(S) Capisco bene la prima parte di critica allo scientismo e penso che sarà interessante la critica all’uso incondizionato dell’intelligenza artificiale. Cominciamo da qui per mostrare l’interesse dell’incontro?
(O) Ecco un primo saggio: “Cos’abbiamo fatto per alimentare queste intelligenze artificiali? Le abbiamo alimentate di tutto lo scibile umano che abbiamo collezionato negli ultimi duemila anni. Ma se vogliamo far loro imparare delle cose nuove, queste cose nuove dobbiamo crearle noi, non potrà inventarle il computer. Il computer potrà solo rimestare quello che gli avevamo insegnato. Quindi, non avendo la capacità creativa, se diamo al computer dei dati nuovi e contraddittori con i precedenti, farà ancora più errori invece di farne meno. Perché non avendo la comprensione, non può mettere in accordo discrepanze che man mano nascono.”
(C) Fin qui, nulla di nuovo, sono critiche che padre Benanti ha fatto da tempo e che anche noi abbiamo ripreso. E non è possibile controllare chi alimenta l’AI, dato che è l’universo dei partecipanti ad internet.
(O) Infatti il punto più interessante sarà il secondo, quello che lascia perplesso Sebastiano, che noi siamo una realtà corporea, cosciente, dotata di libero arbitrio. Faggin afferma: “(Questa) È un’epoca difficile, in cui la gran parte degli scienziati dice che il libero arbitrio non esiste. È questo che io chiamo scientismo: applicare spiegazioni, che vanno bene per la fisica classica, anche alla nostra interiorità, campo in cui la fisica classica non c’entra. È proprio lì la differenza. L’origine del problema e che nessuno capisce la fisica quantistica. Anch’io non la capivo, ma adesso, con questa nuova teoria, si può capire e si può spiegare in maniera molto semplice.”
Così descrive la nuova comprensione della realtà: “L’episodio di rottura è stato quando una notte di dicembre, durante le vacanze natalizie, cercando di addormentarmi, sentii nel mio petto emanare una carica molto potente di energia-amore, che non avevo mai provato. È difficile spiegarlo per chi non l’abbia vissuto, ma in quel momento avevo accesso a una conoscenza diretta. Quell’esperienza ha avuto per me una straordinaria forza di verità…. Dal 2008-2009 ho deciso di dedicarmi completamente alla mia quarta vita, e ho venduto l’azienda. Da quel momento ho deciso di dedicarmi all’approfondimento dell’unione tra scienza e spiritualità, sviluppando la mia teoria e creando la fondazione che porta il nome di mia moglie e mio.”
In un’altra intervista gli viene posta una domanda diretta: “Estremizzo troppo se dico che rischia di dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la Fisica quantistica?”
«Eviterei la parola Dio… Ogni religione definisce Dio in maniera diversa».
“Tutto nasce da quello che lei chiama «il risveglio». Che cos’è il «risveglio»?”
«Nel 1990, ero in vacanza, mi svegliai verso mezzanotte e, mentre aspettavo di riaddormentarmi, sentii emanare dal mio cuore una carica di energia-amore mai provata prima. Era un ampio fascio di luce bianca, scintillante, viva. All’improvviso, quella luce esplose e riempì la stanza per abbracciare l’intero universo. Sentii che quella era la “sostanza” di cui tutto ciò che esiste è fatto. E sentii, con enorme sorpresa, che quella sostanza, quella luce, quell’amore ero io. Non solo, ma che tutti siamo questo amore, se ci apriamo alla possibilità di esperirlo».
“Non sospettò un’allucinazione?”
«Era troppo vera per esserlo, ma lì ho capito che la conoscenza deve passare attraverso un vissuto. Se qualcuno, prima, mi avesse raccontato la stessa esperienza, non l’avrei capita.>
(S) Anche noi cercheremo di cominciare a capirlo, ascoltandolo. Quando e dove?
(C) 16 ottobre, 2045, teatro Apollonio. Anche se Faggin non usa questa parola, ciò di cui si parla è l’esperienza del SACRO, quel “OLTRE” di cui la contemporaneità vuole dimenticarsi, salvo inconsciamente avvicinarvisi quando si scontra con il venir meno, il morire, di personalità ammirate, rispettate, amate. La ‘folla solitaria’ di cui è fatta la nostra cultura ne fa continuamente, purtroppo infruttuosamente, esperienza. Armani ultimo caso.