
Alla fine Dusan Vlahovic è rimasto dov’era, a Torino, con buona pace della “rosea” che ha fatto un tifo da stadio per spingere il bomber a Milanello. Da goleador in carica della Juve (16 gol in 45 presenze nella sfortunata stagione scorsa bersagliata dagli infortuni, 2 gol nelle prime 2 partite giocate nel torneo di serie A appena iniziato, in realtà in soli 70 minuti subentrando nella ripresa a Jonathan David, senza contare le 4 reti siglate nelle amichevoli precampionato), ebbene Vlahovic, secondo la Gazzetta dello Sport online, avrebbe potuto o dovuto essere svenduto alla società milanese a prezzo di saldo: si è scritto di 15 milioni per il cartellino del giocatore più eventuali contropartite in calciatori, contro i 70 milioni + 10 di bonus costati alla Juve a gennaio 2022. Un affare d’oro (per il Milan) che il popolare quotidiano sportivo ha caldeggiato fino agli sgoccioli del calciomercato.
Il giornale ha insistito fin dopo la conclusione della prima giornata del campionato in corso, con il Milan clamorosamente sconfitto dalla Cremonese e Vlahovic beffardamente in rete per la Juve. Ma, come si dice, il Diavolo fa le pentole e non i coperchi. Serbo, 25 anni, alto 1,90 cm., 60 gol segnati in maglia bianconera in due stagioni e mezzo tra campionato e coppe nonostante gli infortuni, i cambi di allenatore e le stagioni tutt’altro che esaltanti vissute dalla squadra bianconera, 112 gol siglati in 282 presenze considerando l’intera carriera svolta nel Partizan di Belgrado e nella Fiorentina, Dusan è senza dubbi uno degli attaccanti più forti in circolazione sui campi europei.
È amato, fischiato, acclamato, “beccato”, come spesso capita agli eroi della domenica. Il tifo è così, talvolta perfino autolesionistico. Un campione “da tenerselo stretto”, come in effetti la società torinese ha fatto nonostante gli alti costi d’ingaggio e come il calciatore stesso gradiva, visto e considerato che a Torino si appresta a guadagnare quest’anno 12 milioni previsti dal contratto pattuito fra le parti e che non era affatto disposto ad accettare tagli e decurtazioni a Milano. Fare gol è il suo mestiere e farsi ben pagare è una legittima aspirazione oltre che un diritto. Ma basta scorrere i titoli, i sommari e gli articoli pubblicati dalla versione online della “rosea” nello scorcio finale di agosto per avere un’altra impressione.
24 agosto, la Gazzetta spinge: “Vertice di mercato a casa Milan. Allegri insiste, Vlahovic è la sua priorità e Dusan ha in testa solo il Diavolo”. Dopo la batosta subìta ad opera della Cremonese, il cronista raccoglie voci e supposizioni: “Dusan Vlahovic … è con la testa al Milan. A una settimana dalla fine delle trattative sa che il Milan può aiutarlo a rilanciarsi e aspetta che il Milan faccia le sue mosse… le prime indiscrezioni dicono che Allegri ha ribadito la volontà dei mesi scorsi: Vlahovic è la sua prima opzione per l’attacco”. 25 agosto, il giornale insiste: “Allegri chiama, ma Vlahovic per il Milan è lontano. E quel gol non aiuta…”. L’articolista sembra dispiaciuto perché Dusan, concentrato e professionale, gioca e realizza gol decisivi nella Juve e si rammarica: “sarebbe perfetto per gli schemi del Milan”.
Sempre il 25 agosto il quotidiano di Rcs MediaGroup di Urbano Cairo fa un po’ di calcoli: “Juve, e se Vlahovic restasse? Un macigno per i conti, ma nessuno in A avrebbe un attacco così”. Il testo spiega: “La Juve potrebbe vedere andare in fumo un investimento da 130 milioni” e aggiunge con il dovuto uso di condizionali: “C’è poi un aspetto ambientale da non sottovalutare: i tifosi con i sonori fischi nella “prima” all’Allianz contro l’Under 23 e all’ingresso in campo contro il Parma hanno dato a Vlahovic un assaggio del clima da separato in casa che potrebbe dover affrontare. E per un calciatore che ha dimostrato di essere particolarmente umorale e incapace di isolarsi dalle pressioni, potrebbe essere un problema non di poco conto”.
26 agosto, la Gazzetta strilla nel titolo: “E se Vlahovic facesse come loro? Da Vialli a Del Piero, chi fu decisivo sapendo di andarsene”. Il cronista argomenta: “Chi l’ha detto che un calciatore che sa già che si separerà dal proprio club giochi con la testa altrove? … per Dusan Vlahovic, che si appresta a vivere una stagione da separato in casa prima dello svincolo a giugno 2026, se il buon giorno si vede dal mattino, il gol nel finale contro il Parma fa ben sperare i tifosi”. L’ultima osservazione è probabilmente esatta. Per il resto il giocatore non sembra aver mai pensato di lasciare Torino e di perdere i 12 milioni all’anno che guadagna. Sa già di andarsene? Si sente separato in casa? A giudicare dall’impegno che mette in campo sembra proprio il contrario. Decisivo? Certo. Ma con che maglia, lo decide da solo.