Attualità

150 ANNI E SI CAMBIA

SANDRO FRIGERIO - 12/12/2025

Se i 100 anni sono passati nel silenzio, i 150 non sono di sicuro stati inosservati, e hanno recuperato con gli interessi il basso profilo passato. “Speriamo adesso ci conoscano meglio”, taglia corto con un chiaro understatement Michele Graglia, dal marzo scorso presidente della più grande RSA (Residenza per Anziani) della provincia di Varese e seconda della Lombardia. Gli fa eco Carlo Nicora, dall’inizio anno direttore generale e in precedenza direttore di diversi dei maggiori enti ospedalieri regionali. “In effetti siamo stati la prima RSA a organizzare un open day, evento che generalmente è associato alle scuole e agli studi dei ragazzi”, ammette Nicora davanti ad una platea quanto mai numerosa, da dipendenti a medici, autorità, osservatori riunita a Villa Ponti. Un tandem, appunto Graglia – Nicora che ha dato prova di funzionare con straordinaria sintonia, complice anche la contemporaneità (anche se Graglia era già “vice”) della nomina di due autorevoli figure manageriali che non hanno alcunché da dimostrare: il primo è stato anche presidente degli Industriali varesini e il secondo ha concluso una prestigiosa carriera prima di arrivare a Varese (carriera cominciata all’ospedale di Circolo) alla guida del prestigioso Istituto dei Tumori di Milano.

Il direttore generale Carlo Nicora illustra i recenti sviluppi della Fondazione Molina

Quattro i momenti in cui si sono snodati per due mesi i festeggiamenti: l’open day a ottobre, il pomeriggio poco dopo dedicato alla cultura in occasione della presentazione del libro di poesia di un’ospite, quindi un partecipato convegno a novembre che ha permesso di discutere di fragilità, donazioni, volontariato, per concludere con una serata alle Ville Ponti nella quale tra i protagonisti era il personale: perché sono 600 i collaboratori, tra cui dipendenti che hanno festeggiato i 40 (due) i 35 e i 30 anni di attività nell’istituto di viale Borri. Un istituto, ricorda Graglia, che nasce con l’Ospedale e che muove i primi passi già nel lontano 1837, ma che prende le mosse come struttura autonoma nel 1875 (da qui i 150 anni) e poi ha acquisito gambe sempre più robuste, per assumere la forma attuale, in cui ai 260 ospiti della classica “residenza per anziani”, si aggiungono altre centinaia di ospiti e pazienti che accedono ad altri tipi di servizi (Alzheimer, cure palliative, centro diurno, sostegno domiciliare) e a una pluralità di specialità.

Il presidente Michele Graglia illustra una storia che nasce nel 1837

Ma non può sfuggire il contesto in cui cadono questi 150, Da una parte una popolazione in cui gli over 65 sono un esercito. In Provincia di Varese, i circa 145 mila di 25 anni fa, sono oggi più di 220mila e saranno prevedibilmente 290 mila tra un altro quarto di secolo. In 50 anni, la quota degli over 65, si prevede passerà dal 17,7 al 33,1%, quasi il doppio. Condizioni ben diverse ieri, oggi, domani. In settimana intanto a Varese si è parlato di sanità e salute su più fronti. I dati dell’Agenas per il 2024 hanno collocato il Pronto Soccorso varesino tra i peggiori della Regione (con criticità soprattutto per i tempi di attesa), sempre nel capoluogo, Ilaria Capua è stata insignita del Premio Furia e ha parlato del rapporto ambiente-salute in un contesto di salute circolare. Intanto si moltiplica l’offerta. Nuove RSA sono state aperte in questi mesi e anni proprio a Varese. I laboratori di analisi e i centri medici privati e convenzionati si sono estesi a macchia d’olio (in città, oltre allo storico “Beccaria” che nel 2026 compirà 50 anni, e l’altrettanto “storico” Sirio, ma anche Humanitas, Terrazze, CDI, Isber, solo per citarne alcuni tra i più grandi) e diversi tra questi hanno avviato anche attività ambulatoriali di primo intervento, coprendo evidentemente una fetta della domanda che resta inevasa.
Graglia e Nicora invitano sempre a considerare la necessità, per una struttura pur dalla chiara componente sociale come la Fondazione Molina (Il Sindaco di Varese nomina il Presidente della Fondazione e quattro dei cinque Consiglieri, mentre il Decanato di Varese nomina il quinto consigliere),ma che pur sempre di impronta privatistica si tratta, di fare quadrare i conti. Insomma, cambiamenti ma con progressività e prudenza, distinguendo tra cura e assistenza. Tuttavia proprio il direttore generale non nasconde con RMFonline l’interesse per un modello nel quale si possa coagulare “una sanità privata con orientamento e quindi anche tariffe di natura sociale”. Come potrebbe avvenire? Un diverso e più ampio rapporto con l’Ospedale, la creazione di una “rete” sul territorio? Divisione di compiti per intercettare quella vasta area di patologie che sono fortemente legate, ancorché non in via esclusiva, all’età?

La coppia presidente-direttore generale non sembra fatta solo per la gestione ordinaria dell’esistente. Non resta che attendere, anche se è lecito aspettarsi che un tal impegno profuso di “relazioni esterne” in occasione dei 150 anni non abbia scopo puramente “conoscitivo”. Intanto, legato alla Fondazione Molina c’è un altro passo che sta per interessare Varese e di riflesso anche la provincia (non a caso alla serata conclusiva è intervenuto anche il presidente dell’amministrazione provinciale Claudio Magrini. In questi giorni, ha annunciato proprio nella serata tenuta a Villa Ponti il sindaco Davide Galimberti, viene presentato il progetto del nuovo teatro di Varese, che nascerà (costo 17 milioni) con il concorso fondamentale di Comune e Regione, e la partecipazione anche della Provincia. Senza dimenticare che il “Politeama”, sulle cui “ceneri” sorgerà la nuova opera, benedetta, a scansi di equivoci anche da Ministero della Culture e Soprintendenza, di altri non è che della Fondazione Molina. Il rapporto con la città è sempre più stretto. E si ripropone