Apologie Paradossali

DUPLICE SACRIFICIO

COSTANTE PORTATADINO - 12/12/2025

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(S) Tra le tante controversie politiche e sociali che avvelenano il clima natalizio, un cambiamento forse più serio persino di quello climatico, vedo un problema ben più stringente, quello dell’antisemitismo.

(C) Premesso che è lecitissimo, anzi necessario criticare la politica dello Stato d’Israele, sia da prima del 7 ottobre, sia dopo l’orribile strage, non essendo accettabile la logica della vendetta fino al coinvolgimento dei civili nell’estirpazione della forza militare del nemico, permettetemi di approfondirne le cause millenarie. La più antica risiede nell’unità politico religiosa del popolo d’Israele, dal suo radicamento conflittuale nella terra di Canaan, accettandone o meno la storicità del ritorno dall’Egitto, all’esperienza dell’esilio in Babilonia, alla persecuzione sotto i regni ellenistici e infine alla rivolta contro Roma nel primo secolo che causa la diaspora finale.

Da allora il popolo ebreo vive in uno stato di precarietà, quando non di persecuzione, praticamente in tutto il mondo, ma specialmente in Europa, dove la frizione in campo religioso, che si definisce antigiudaismo, acquista anche forme anche politiche nel tardo medioevo, con le espulsioni da vari stati, ultima e più nota quella del 1492 dalla Spagna. Questo si può definire compiutamente antisemitismo, odio razziale esteso a tutti i membri del popolo, indipendentemente dalla pratica religiosa ed esercitato principalmente con pretesti sociali e politici. Ne conseguì la chiusura per autodifesa nei ghetti che non poté non diventare anche una forma di chiusura culturale, fino a generare, ben prima della Shoà, la richiesta di una patria in forma di Stato libero e indipendente: il movimento sionista, che genera come immediata conseguenza l’antisionismo.

La Dichiarazione Balfour fu una dichiarazione del governo britannico del 2 novembre 1917, tramite il Ministro degli Esteri Arthur James Balfour, che esprimeva il sostegno per la creazione di un ‘focolare nazionale’ per il popolo ebraico in Palestina, pur salvaguardando i diritti delle comunità non ebraiche. Gli sviluppi sono troppo noti e complessi per riassumerli qui. Assumendo per superato in ambito cattolico l’antigiudaismo, ci poniamo il problema del nesso tra gli altri due aspetti e la loro accettabilità culturale e morale. Il rifiuto dell’antisemitismo deve essere totale e incondizionato, non supportato da alcuna ragione, non ne voglio nemmeno discutere.

(S) Aspetta. Stai per sdoganare l’antisionismo? Non pensi che alla fine il risultato sia lo stesso? Vedi quello che capita alle iniziative, al pensiero stesso di persone assolutamente civili come Fiano, Fassino e Del Rio, non solo da parte di ProPal, ma nell’ambito stesso del PD. Mi viene il dubbio che non si tratti nemmeno di opportunismo elettorale, della cattura del consenso degli studenti che non hanno bisogno di troppe motivazioni per manifestare, ma di una scelta radicata in una ideologia ‘anticolonialista’, nella convinzione che Israele non abbia comunque il diritto di esistere e che gli ebrei debbano essere ributtati a mare. E qui l’antisionismo si stravolge in antisemitismo.

(C) Chiarisco. Vedo il rischio. Ma è innegabile il diritto/dovere di criticare la politica d’Israele, ALMENO perché gli si ritorce contro. La pace richiede sempre un sacrificio di propri interessi e di aspettative magari legittime, ma dalle due parti. Riconosco di non avere la capacità d’indicare, meglio di Blair e Trump il punto di possibile accordo, ma vedo chiaro che senza sicurezza per Israele e senza il ritiro israeliano da Gaza e dalla Cisgiordania, anche dei coloni, la pace non sarà possibile. E l’antisemitismo si ingrandirà in tutto il mondo, alimentando un terrorismo che valicherà i confini ‘razziali’ e antisionistici e colpirà civili innocenti in tutto l’Occidente come ai tempi peggiori dello Stato Islamico.

(O) C’è una possibilità che questo non accada, ma è necessario valorizzare le possibilità di dialogo offerte dalle religioni, sulla traccia già realizzata dai Pontefici e ripresa con forza da Papa Leone XIV. Il passo di separazione dal potere politico, “date a Cesare quel che è di Cesare, ma restituite a Dio quel che è di Dio”, se da noi rischia di rimanere monco, laggiù è ben lontano dall’essere applicato.

(C) Ragione di più per mettere tutto il nostro potenziale di ragione e cuore nel rifiuto di ogni violenza e nell’opera di ricostruzione, materiale e morale.

(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante