Società

FATTI, NON PAROLE

ARTURO BORTOLUZZI - 12/12/2025

La riapertura delle candidature per la Consulta giovanile segna per Varese un passaggio tutt’altro che secondario. Dopo lo stop imposto dalla pandemia, l’organismo pensato per dare voce agli under 30 prova a tornare protagonista, con l’obiettivo dichiarato di diventare un luogo stabile di confronto e proposta.

Il regolamento prevede la presenza dei rappresentanti delle associazioni giovanili riconosciute dal Comune, degli studenti delle scuole superiori, dell’Università dell’Insubria e delle organizzazioni giovanili dei partiti. Un’assemblea ampia, che sulla carta potrebbe davvero costruire una voce collettiva dei giovani varesini. Figura centrale sarà il presidente, chiamato a garantire continuità e capacità progettuale, come già era avvenuto prima dell’interruzione causata dal Covid.

Il ritorno della Consulta avviene in un momento significativo, mentre la città investe su nuovi spazi per i giovani. Emblematica, in questo senso, è l’esperienza di via Como, dove un progetto di rigenerazione urbana ha visto i ragazzi protagonisti attraverso l’arte e la cura degli spazi, fino all’apertura del nuovo centro Informagiovani. Un’esperienza che dimostra come, messi nelle condizioni giuste, i giovani sappiano generare bellezza e responsabilità.

Ma creare spazi e organismi basta? La vera partita si gioca tutta sulla qualità dell’ascolto. La Consulta può essere uno strumento importante solo a una condizione: che il pensiero dei giovani venga realmente preso in considerazione nei processi decisionali, e non resti confinato a un ruolo simbolico.

Il rischio è quello di costruire contenitori che funzionano bene sul piano dell’immagine, ma che incidono poco nella realtà. La Consulta è un organo consultivo, non decisionale, ma questo non significa che il suo contributo debba essere formale. Se le sue proposte non vengono discusse e valutate con serietà, il senso stesso dello strumento si svuota.

L’esperienza di via Como insegna che la partecipazione funziona quando è fondata sulla fiducia e sulla continuità. Ora la rinascita della Consulta può diventare il passaggio decisivo per dare struttura a questo protagonismo diffuso, trasformando idee e bisogni in proposte per la città.

Varese ha davanti una scelta chiara: usare la Consulta come vetrina o come vero strumento di partecipazione. Nel primo caso sarà un’occasione persa. Nel secondo, potrà diventare uno dei luoghi più interessanti di costruzione del futuro della città.