La riapertura delle candidature per la Consulta giovanile segna per Varese un passaggio tutt’altro che secondario. Dopo lo stop imposto dalla pandemia, l’organismo pensato per dare voce agli under 30 prova a tornare protagonista, con l’obiettivo dichiarato di diventare un luogo stabile di confronto e proposta.
Il regolamento prevede la presenza dei rappresentanti delle associazioni giovanili riconosciute dal Comune, degli studenti delle scuole superiori, dell’Università dell’Insubria e delle organizzazioni giovanili dei partiti. Un’assemblea ampia, che sulla carta potrebbe davvero costruire una voce collettiva dei giovani varesini. Figura centrale sarà il presidente, chiamato a garantire continuità e capacità progettuale, come già era avvenuto prima dell’interruzione causata dal Covid.
Il ritorno della Consulta avviene in un momento significativo, mentre la città investe su nuovi spazi per i giovani. Emblematica, in questo senso, è l’esperienza di via Como, dove un progetto di rigenerazione urbana ha visto i ragazzi protagonisti attraverso l’arte e la cura degli spazi, fino all’apertura del nuovo centro Informagiovani. Un’esperienza che dimostra come, messi nelle condizioni giuste, i giovani sappiano generare bellezza e responsabilità.
Ma creare spazi e organismi basta? La vera partita si gioca tutta sulla qualità dell’ascolto. La Consulta può essere uno strumento importante solo a una condizione: che il pensiero dei giovani venga realmente preso in considerazione nei processi decisionali, e non resti confinato a un ruolo simbolico.
Il rischio è quello di costruire contenitori che funzionano bene sul piano dell’immagine, ma che incidono poco nella realtà. La Consulta è un organo consultivo, non decisionale, ma questo non significa che il suo contributo debba essere formale. Se le sue proposte non vengono discusse e valutate con serietà, il senso stesso dello strumento si svuota.
L’esperienza di via Como insegna che la partecipazione funziona quando è fondata sulla fiducia e sulla continuità. Ora la rinascita della Consulta può diventare il passaggio decisivo per dare struttura a questo protagonismo diffuso, trasformando idee e bisogni in proposte per la città.
Varese ha davanti una scelta chiara: usare la Consulta come vetrina o come vero strumento di partecipazione. Nel primo caso sarà un’occasione persa. Nel secondo, potrà diventare uno dei luoghi più interessanti di costruzione del futuro della città.