In Confidenza

IN DOLCE ATTESA

Don ERMINIO VILLA - 12/12/2025

L’Avvento ci pone ‘in dolce attesa’ del Natale: così ci percepiamo “gravidi di Dio”,

Sogni e paure, attese e attenzioni fanno “preparare la strada” quando in una casa ci si prepara ad una nuova nascita, tanto da “raddrizzare i sentieri” delle abitudini più solite. Tutto viene messo in discussione quando la realtà è pregnante, impregnata di infinito, di futuro, di opportunità.

Noi siamo troppo ingolfati. Blindati tra barricate, accusiamo Dio o gli altri di non arrivare. Un giovane calzolaio povero continuava a sognare Gesù bambino in braccio a Maria che gli dicevano: “A Natale veniamo a casa tua. Ci ospiti?”. Emozionato, costruì un gioco in legno per Gesù, un paio di scarpe per Maria e una torta per festeggiare. Era la vigilia.

Stava aspettando e sentì gridare: “Al ladro!”. Un ragazzo aveva rubato in un negozio vicino. La sua mente si illuminò: “Se arriva la polizia, come farà Natale?”. Prese il suo gioco e propose ai negozianti lo scambio pregando di lasciarlo andare.

Tornò alla finestra a scrutare. Incuriosito da orme di piedi nudi sulla neve, le seguì e trovò una donna infreddolita. Le labbra donarono un sorriso che si trasformò subito in aiuto concreto: prese le scarpe preparate e gliele mise.

Stava ormai per chiudere e venne un uomo a elemosinare: “È tardi! E ho un appuntamento”. Il cuore si sciolse davanti a quegli occhioni. Lo fece entrare per una fetta di torta, ma aveva così fame che gliela divorò tutta. “Tanto non arriva più nessuno”, disse.

E andò a dormire, deluso. Fece il solito sogno. Sbottò: “Gesù, sono arrabbiato! L’avevi promesso e non sei venuto!”. Ma subito sgranò gli occhi perché si accorse che il Dio bambino aveva in mano il suo gioco in legno, che Maria calzava le scarpe che aveva costruito con cura e Giuseppe aveva sulle labbra lo zucchero a velo della torta.

Era stata solo un’illusione? Chissà. Ma si svegliò felice.

Rileggiamo il senso del gesto al Vangelo: una croce sulla fronte, una sulle labbra, una sul cuore. È chiedere a Dio di aprirci la mente per trovare opportunità di bene, vincendo sbagli, mancanze, ottusità, rivalse.

È chiedere di aprirci le labbra per dire parole belle che diventino azioni buone, vincendo ipocrisie e parole vuote. È chiedere di aprirci il cuore perché sia generativo, vincendo mediocrità, pregiudizio, delusione, pessimismo. Essere impregnati di Dio è curare di tenere aperti mente, labbra, cuore. Fa vedere la realtà in modo diverso e aiuta a svegliarsi felici.