Attualità

LABORATORIO GIAPPONE

MARCO ASTUTI - 12/12/2025

Uno scorcio dei giardini di Koco-en

In un precedente contributo ho raccontato la visione d’insieme del Giappone che ho visto durante la mia ultima esplorazione nel paese del Sol Levante. Continuo riflettendo sulla sua realtà quotidiana.

Come affrontano la denatalità, e quindi la decrescita demografica, e insieme l’aumento della longevità? Essendo stati i primi a farvi fronte, hanno maturato grandi esperienze: ad esempio l’invecchiamento demografico non è contrastato tanto con l’incremento dell’immigrazione, ma con forti investimenti nella robotica che consente di sostituire la parte di forza lavoro umana che viene meno; è una scelta conseguente anche alla loro posizione geografica che non ha mai favorito importanti flussi migratori; anzi i loro immigrati sono… giapponesi (che ritornano in patria dopo aver vissuto in altri paesi). Ma non solo: definiscono significativamente “Silver Market” tutta l’attività economica rivolta ai tanti anziani e, lungi dal considerarli un peso, l’hanno fatta diventare un motore di crescita sfruttando l’elevato potere di acquisto e la propensione al consumo di questa fascia d’età; quindi sviluppando industrie e servizi specifici quali sanità e assistenza medica, tecnologia e robotica, turismo e intrattenimento, servizi finanziari, ecc.

Osservando poi il mondo del lavoro ho notato che il tradizionale attaccamento dei dipendenti alla loro azienda e che in passato significava non solo rimanerci per tutta la vita, ma immedesimarsi in essa con particolari riti come ad esempio il saluto solenne di tutti i lavoratori all’azienda all’inizio della giornata lavorativa. Oggi non è più così ma è significativa la presenza di “agenzie per dare le dimissioni”, naturalmente a pagamento: lasciare l’azienda è ancora considerato un po’ un tradimento, mancanza di lealtà verso i colleghi, rinuncia a un sacrificio comune per il successo aziendale; meglio farlo fare ad altri.

In generale non si può far a meno di constatare uno stile di vita molto diverso dal nostro: non troviamo nelle strade alcun cestino per i rifiuti, e nello stesso tempo c’è una grande pulizia ovunque, semplicemente perché ognuno porta a casa i suoi rifiuti, anche i più piccoli. E quindi non c’è bisogno di spazzini, anche nella grande Tokyo che conta qualcosa come 34 milioni di abitanti, più di tutto il Canada (a proposito è notizia di questi giorni che Giakarta è diventata la città più grande al mondo con 42 milioni di abitanti). Non c’è neppure bisogno di bidelli perché al termine della scuola gli studenti puliscono e riordinano prima di tornare a casa.

Come pure sorprende notare a chi è straniero, e si trova sempre in difficoltà a districarsi nel groviglio delle decine e decine di linee metropolitane e treni che innervano Tokyo anche perché tutto è scritto in giapponese con poca traduzione in inglese, che immediatamente qualcuno si avvicina e cerca di aiutarlo.

A me sembra che tutto questo stile di vita sia il frutto del pensiero e della spiritualità giapponese che si è venuto formando come sintesi di diverse componenti: innanzitutto lo shintoismo (indigeno) a cui si sono sovrapposte le grandi religioni dell’est asiatico (taoismo dalla Cina e buddismo dall’India passando dalla Cina, anche in versione zen) e successivamente dal pensiero laico e razionalista di Confucio. Insomma una grande ricchezza di valori in cui convivono salutismo, compassione, profonda unità fra uomo e natura, contemplazione, fedeltà, rispetto dei diritti e delle regole. Di qui atteggiamenti per noi incredibili quali l’abitudine di ogni adulto a correggere cattivi comportamenti di ragazzi e giovani anche se non li conoscono, oppure perfezionare rinnovi contrattuali e relativi aumenti salariali senza tensioni sociali. O anche attenzione quasi maniacale alle “buone maniere”, sicuramente favorite dall’essere una società molto omogenea: non si sentirà mai dire “questo non lo faremo” ma “è un po’ difficile” o anche “prenderemo in considerazione la tua idea” pur se non c’è alcuna intenzione di farlo.

Sicuramente legato allo stile di vita va ricordata la cura quasi maniacale dei giardini, soprattutto pubblici. Sono vere opere d’arte viventi, che si evolvono con le stagioni, e basate sull’estetica e sul patrimonio filosofico/spirituale giapponese enfatizzando la bellezza naturale ed evitando ornamenti artificiali. Non solo i magnifici ciliegi ma anche rocce, acqua, vegetazione spesso potata in modo artistico e manufatti paesaggistici. In particolare sono stato colpito dai Giardini Koco-en di Himeji: quel che si dice “una esperienza che vale un viaggio!”.