“Fosca e incoerente politica estera americana – Gli alleati nel panico, i despoti applaudono”, titolava l’Economist il giorno dopo il famoso documento sulla Strategia di sicurezza americana firmato da Donald Trump.
“Adesso sono cavoli nostri” rincarava Lucio Caracciolo, confermando la sua idea che, avanti così, l’Unione Europea andrà verso l’irrilevanza”.
Preoccupazione e perfino rabbia per quel documento degli Stati Uniti sono più che giustificabili. Lo stupore no, niente affatto. La fascinazione di Trump per la politica di potenza, non certamente nuova per gli Stati Uniti, è molto forte ma soprattutto è evidente da tempo la sua simpatia e addirittura complicità con – quasi tutte – le autarchie e le ricche monarchie del Medio Oriente.
Ormai il suo interesse è rivolto all’America Latina e alla rivalità con la Cina, l’altra grande superpotenza mondiale. Da qui scaturisce la sua “voglia” di compiacere Putin anche sulla guerra in Ucraina onde strapparlo almeno in parte all’abbraccio cinese.
L’Atlantismo è dunque messo in una parentesi. Si vuole comprimere di molto l’alleanza con l’UE trattata come una succhia-sangue dimenticando tutti gli effetti positivi che ha prodotto per gli americani. Anche qui nessuna novità: Trump aveva mandato il suo vice J.D. Vance a dirlo brutalmente alla Conferenza di Monaco il 14 febbraio, non appena insediato alla Casa Bianca.
Sui valori e principi democratici che Trump vorrebbe insegnarci che cosa c’è di più illuminante dell’assalto a Capitol Hill da lui fomentato il 6 gennaio 2021 per contrastare con inaudita violenza la reale vittoria di Joe Biden? E ancora peggio la concessione della grazia a tutti quegli aggressori già condannati e in carcere per decisione dei tribunali americani?
Detto tutto ciò l’Europa, descritta dentro una spirale di decadenza morale, demografica ed economica, deve reagire con determinazione ed è al bivio di decisioni molto difficili per sé e per i governi dei 27 Stati membri. Non si tratta di tagliare i ponti con l’America, a questo sta provvedendo Trump stesso e l’Europa non può essere complice. Si tratta di superare la paura che, secondo molti analisti, paralizza le scelte su parecchi fronti.
Fra questi fronti, il primo è l’esigenza per l’UE di dotarsi di sovranità in politica estera, difesa e sicurezza. È tempo di passare dalle parole ai fatti togliendo per prima cosa l’obbligo del voto unanime e quindi del diritto di veto perfino di un singolo Stato.
Altro fronte molto teso riguarda ovviamente l’Ucraina. A questo punto è inutile e anche controproducente parlare oggi del suo ingresso nella Nato. È però urgente fissare tempi e modi per il suo ingresso nell’UE su cui ovviamente Trump non può essere decisivo come ha chiarito l’alto rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas.
È un’operazione questa che richiede, da parte dell’Ucraina, il totale rispetto dei criteri di adesione all’UE: stato di diritto, economia di mercato e obblighi comunitari. L’esame dovrà essere rigoroso e severo soprattutto dopo gli scandali di corruzione che hanno colpito il governo Zelensky. È il solo modo per superare sia le obiezioni serie e fondate che quelle nettamente strumentali.
L’Italia dovrà essere trasparente su queste questioni. Trump vuole una Unione debole con delle forti sovranità statali allineate con la sua nuova visione imperialista. Dunque, con Trump o con l’UE? Siccome questa è purtroppo la domanda del presidente americano, la risposta non può che essere l’Europa con la sua civiltà.
Una risposta che riguarda anzitutto Giorgia Meloni, vicina al cuore politico di Trump, ma in parte anche le opposizioni.