
Da ormai quattro anni Civitavecchia sostiene un progetto di eolico offshore a 35 Km dalla costa che ha ottenuto grande consenso tra i cittadini ed una prima validazione da parte delle istituzioni preposte all’autorizzazione dell’impianto sostitutivo di una centrale fossile. La vertenza che ha portato ad abbandonare un impianto a turbogas per una soluzione alternativa rinnovabile ha trovato nel Sindaco e nella Giunta della città, nel movimento sindacale e nella popolazione grande consenso, ma non ancora una adeguata rispondenza da parte del Ministero dell’Ambiente e del Governo.
Il Comune ha sempre mantenuto una posizione chiara, orientata al superamento del modello energetico fondato sulle fonti fossili e all’avvio di una nuova fase di sviluppo sostenibile, coerente con gli indirizzi espressi dalla cittadinanza e con le linee guida europee in materia di decarbonizzazione. Mentre il grande impianto sul mare è ritardato dalla burocrazia statale, le forze della cittadina laziale non perdono tempo nell’affrontare un modello di transizione energetica avanzato, che riguarda non solo la produzione primaria di energia, ma anche l’assetto e la riduzione dei consumi, nonché la cooperazione tra i destinatari dell’elettricità prodotta con modalità innovative.
Al posto di una della due centrali fossili in dismissione vengono liberati 52.000 metri quadrati di superficie industriale. Le aree dell’ex parco combustibili e degli ex parcheggi ospitano ora due nuovi parchi fotovoltaici: il primo da 1,7 MW con 2.492 moduli, il secondo da 1 MW con 1.456 moduli. L’impianto fotovoltaico da 1 MW è dedicato alla Comunità energetica rinnovabile (CER), che coinvolge imprese locali nella gestione condivisa dell’energia prodotta. Il modello replica l’esperienza già operativa presso la Centrale di Vado Ligure. La nuova Cer di Civitavecchia offre la massima potenza consentita per questo modello di produzione e consumo ed è dotata di pannelli con inseguitori solari capaci di incrementare significativamente la capacità di produzione dell’impianto allineando il pannello al miglior irraggiamento e consentendo così risparmi di energia, maggiore efficienza e bollette ridotte.
Si tratta di un caso concreto e simbolico di transizione energetica che vede Civitavecchia protagonista su molti fronti, compresa la solarizzazione di tutte le banchine del grande porto e la messa in opera di un impianto di produzione di idrogeno verde, che in prospettiva, potrebbe costituire una risorsa per la mobilità locale. Le imprese locali sono coinvolte nelle diverse fasi operative, mentre il grande impianto eolico ha già trovato il finanziamento di Cassa Depositi Prestiti, ENI Plenitude e il maggior fondo danese per le rinnovabili.
La demolizione della ciminiera della centrale in dismissione segna fisicamente la fine di un’epoca industriale. L’avvio dei parchi fotovoltaici e la creazione di una produzione energetica condivisa con le imprese del territorio definisce un nuovo modello di produzione di energia. Un modello sostenibile, che porta vantaggi al tessuto economico locale, riduce l’impatto ambientale, crea valore economico nuova occupazione e lavoro qualificato.
La creazione della Comunità energetica rinnovabile porta ricadute positive sull’intero territorio, anche in termini sociali e ambientali oltre ai benefici economici per le imprese che vi partecipano. Ma è l’insieme del progetto di trasformazione della “vocazione fossile” di Civitavecchia che va segnalata come punto di riferimento nazionale di una riconversione positiva che parte dal basso proprio quando la Cop 30 di Belem fa temere che le lobby fossili facciano segnare il passo all’urgenza della battaglia contro il cambiamento climatico.