Venerdì 28 novembre, grazie allo sciopero dei giornalisti RAI, mi sono imbattuta in un programma che non avevo mai seguito e che mi ha riconciliato con gli esseri umani. Il TG 1 era stato molto breve e così avevo girato sul 3 dove stava iniziando Nuovi eroi. Il titolo mi infastidiva un po’ e forse per questo non avevo guardato le serie precedenti, che risalgono al 2019: ormai chiunque faccia il suo dovere è considerato un eroe. Tuttavia la prima immagine – un ragazzo dalla faccia pulita e dallo sguardo limpido – mi aveva incuriosito e ho guardato il filmato fino in fondo.
A due anni Tommaso Caligari è un bambino sorridente con due occhietti vispi e l’abitudine di smontare le cose per vedere cosa c’è dentro. A 6 anni i genitori gli regalano un banchetto da lavoro completo di attrezzi, tutto in plastica. Lui fa finta di gradire – si capisce dalle foto che i suoi occhietti non esprimono entusiasmo – ma appena può utilizza attrezzi veri: martelli, chiodi, cacciaviti. A dodici/tredici anni trova in discarica un ecografo, lo smonta e ne utilizza i pezzi per costruire un mixer.
Il nonno è un meccanico e Tommaso entra nella sua officina come fosse il paese delle meraviglie, tanto più che ha il permesso di usarne gli attrezzi. A un certo punto, però, il nonno manifesta difficoltà di movimento; gli viene diagnosticata la malattia di Parkinson e Tommaso, a poco a poco, diventa il suo aiuto fondamentale.
Intanto si è iscritto a un Istituto Tecnico dove incontra un insegnante che propone agli studenti di partecipare ad un concorso per l’invenzione più geniale; è un’occasione importante, perché permette di selezionare le eccellenze che rappresenteranno l’Italia all’estero. Tommaso, benché abbia solo 14 anni, sceglie di lanciarsi nell’impresa e decide di inventare uno strumento che possa permettere la diagnosi precoce della malattia di Parkinson. Lo fa pensando al nonno, che gli aveva dato la possibilità di esprimere la sua passione per la tecnologia e che ormai non gli è più accanto.
Lavora giorno e notte, dedicando al progetto il tempo che i suoi coetanei riservano al divertimento, sbaglia, corregge e riprova. Alla fine presenta al concorso uno strumento di intelligenza artificiale che registra l’angolo di oscillazione della spalla e del gomito di una persona che cammina, rilevando le anomalie – che l’occhio non riesce a percepire – nelle prime fasi in cui si manifestano.
Vince il premio più prestigioso del concorso e il nonno che glielo aveva ispirato è con lui solo in spirito. L’invenzione è libera da brevetti e vincoli: ”Ho visto la sofferenza di mio nonno e voglio che questo strumento possa aiutare tutti” dice Tommaso rifiutando le offerte di alcune ditte.
Dopo qualche tempo riceve dal Quirinale la comunicazione che gli è stata conferita l’onorificenza di Alfiere della Repubblica. L’immagine più tenera è quella di Tommaso che, dopo aver ricevuto l’attestato dal Presidente Mattarella, sta per andarsene senza stringergli nuovamente la mano: il Presidente lo trattiene per un braccio, lui si volta e tutti e due sorridono. “Mi stavo dimenticando, ero felicissimo” dice, con un’espressione che rivela la sua passione, la sua emozione, la sua gioia.
Ogni ulteriore commento sciuperebbe questa storia perfetta.