Questa è a dir poco una vicenda vergognosa, che la dice lunga sui come l’Italia sia nelle grinfie di burocrati ottusi e insensibili. Prima di tutto, però, diciamo chi merita di ritrovarsi con il cranio divorato: si tratta dei responsabili di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana (in pratica quelle che ci piace ancora chiamare Ferrovie dello Stato). Vittima della loro dabbenaggine – concediamo il dubbio che non l’abbiano fatto apposta, altrimenti sarebbe perfino più grave – è l’Associazione Verbano Express. Da tanti anni – se non vado errato dal 1992 – gestisce a Luino uno spazio museale dedicato ai treni storici. Si è anche dotata, previo restauro, di locomotori e locomotive bellissimi – tra questi una stupenda vaporiera tedesca della classe 50 (che io possiedo, insieme a tanti altri pezzi, nella mia collezione di trenini Märklin) – con i quali organizza convogli retrò per viaggi in Svizzera. Questo museo si trova in un’ala della stazione internazionale di Luino, sulla quale già ci sarebbe da spendere qualche parola perché appartiene a una storia che solo la stupidità di certe scelte (spostare il grosso del traffico sull’asse che punta verso Chiasso, senza coltivare le alternative) ha fatto sì che perdesse lo smalto di un tempo.
Comunque sia, tra poco tempo (in primavera) scade la convenzione tra Verbano Express e Rfi. La triste novità è che quest’ultima ha deciso di iscrivere quegli spazi “ad area attrezzata”. Forse immagina che lì dentro ci sia un’azienda, anziché volontari che dedicano il loro tempo per coltivare una passione che consente di collegare il passato al presente. Sarebbe bastato informarsi un po’ di più, prima di procedere con quella fesseria. Una fesseria, purtroppo, costosa: Verbano Express sarebbe infatti chiamata a corrispondere un canone annuo d’affitto di 15 mila euro. E non è finita: c’è infatti la prospettiva che lo spazio venga successivamente assegnato a una pubblica vendita; se l’operazione andasse in porto, Verbano Express finirebbe addirittura sfrattata. Il lato positivo di questa miserabile vicenda è che un po’ di acque si sono mosse – il sindaco di Luino ha già fatto sentire la sua voce, promettendo di coinvolgere Rfi, la Regione e la Provincia – e c’è chi sta pensando a un “crowdfunding”, o ad altre forme di colletta, per raccogliere soldi con cui pagare la cifra dell’affitto almeno per il primo anno. Poi si vedrà, se non altro si guadagnerebbe tempo. Resta l’ignominia degna dell’infauciata da parte di Lucifero. E resta un altro calcione al mondo del treno storico.
All’estero è sinonimo di affezione, di attaccamento a radici e ai valori di un territorio. Invece da noi i politici non hanno capito una mazza della sua potenzialità – basti pensare all’indotto sul turismo generato dai convogli retrò che toccano certe zone poco battute del Paese – e ci salviamo solo perché esiste una persona illuminata quale l’ingegner Luigi Cantamessa, a.d. di Fondazione FS, che da tempo tiene viva una fiammella altrimenti destinata a spegnersi. Poi però circolano, più che i treni, i burocrati di cui sopra: per cui, Lucifero, provvedi e fai un buon lavoro.