Tre parabole nel capitolo 15 di Luca (la pecora smarrita, la moneta perduta e il figlio prodigo) sottolineano la nostra capacità di smarrirci, di perderci, di sottrarci all’abbraccio del Padre. Ma più grande del nostro peccato è l’instancabile fedeltà di Dio.
Stiamo di fronte a Dio consapevoli del nostro non essere all’altezza… del nostro non essere degni… eppure cercati instancabilmente da Colui che è venuto perché niente e nessuno vada perduto. Si intrecciano in queste tre parabole la consapevolezza amara del nostro peccato ma non nella disperazione o nell’indifferenza, bensì nella certezza che c’è qualcuno che aspetta solo di fare festa perché la pecora smarrita è stata trovata, la moneta perduta è stata ricuperata e il figlio sbandato è tornato a casa.
Della terza sarebbe meglio cambiare nome e intitolarla: il padre ricco di misericordia. Infatti protagonista della parabola è il padre e questo termine ritorna ben tredici volte.
Anzitutto le sue braccia non trattengono a tutti i costi il figlio minore ma lo lasciano partire, per un singolare rispetto della libertà di questo giovane figlio, del suo desiderio di fare nuove esperienze. Di fronte a Dio siamo esseri liberi, non costretti a stare nella casa, ma chiamati a starvi liberamente, non per consuetudine, ma per scelta consapevole.
Anche nella chiesa si sta liberamente non per ossequio ad abitudini del passato, ma per scelta che nasce dalla libertà della propria coscienza. Non giudichiamo quanti dalla Chiesa si allontanano, tentiamo di comprenderne le ragioni che possono anche derivare da nostri comportamenti, non chiudiamo mai la porta e come il padre della parabola stiamo pronti ad una accoglienza che conosce solo gesti e parole di festa.
L’amore del padre è descritto in un verbo solo di straordinaria intensità e bellezza: ebbe compassione. Certo è difficile rendere il trasalire delle viscere, del grembo materno. Questo Padre è capace di tenerezza materna.
il padre esce e va incontro anche all’altro figlio che, persuaso della sua dirittura morale, giudica il fratello e non accetta più. Anche questo figlio che è sempre stato nella casa, lavorando, non ha fino ad ora conosciuto davvero chi è il padre, lo considera piuttosto un padrone (“io ti servo da tanti anni”).
E proprio per questo non riconosce neppure il fratello (“questo tuo figlio ha divorato i beni…”). È questo il volto della chiesa: comunità di peccatori, casa della misericordia, che non solo non estromette coloro che hanno fatto l’amara esperienza del peccato, ma anzi diviene per loro luogo di accoglienza e perdono.