Storia

IL MECENATE, NO

SERGIO REDAELLI - 13/02/2026

La pronipote Nadia Chiesa, autrice di libri per l’infanzia, collaboratrice di riviste e programmi televisivi, non nasconde un pizzico di amarezza: “Nessuna polemica – dice – provo solo rammarico perché quando si cita la birreria Poretti si dimentica Edoardo Chiesa che, dopo la morte del fondatore, ha gestito l’azienda per trentotto anni e ha fatto e donato molto alla città di Varese”. Sviste ed errori a parte (le scritte di Maroni, Tomassini e Liala storpiate sulla lapide), c’è un nome che forse manca nel primo elenco dei cittadini benemeriti iscritti nel Famedio di Giubiano. È quello del cavaliere del lavoro Edoardo Chiesa, grande benefattore, protagonista della Varese di fine Otto e inizio Novecento, amico e collega di tanti personaggi che giustamente figurano tra i prescelti per l’onorificenza alla memoria.

Edoardo Chiesa (1868-1941) apparteneva all’alta borghesia imprenditoriale, quella dei Ponti, dei Borghi, dei Cantoni, dei Mylius, dei Macchi, dei magnati dei settori tessile, calzaturiero e conciario, dei Trolli, dei Cattaneo, degli Aletti, dei banchieri e degli immobiliaristi. Appassionato melomane e amico di Giovanni Bagaini che dirigeva la Cronaca Prealpina – con il quale fondò l’associazione Amici dell’Arte, poi Circolo degli Artisti – fu un generoso mecenate di opere pubbliche. Finanziò la scuola di musica Pergolesi, donò il terreno per costruire il Mercato coperto, contribuì a realizzare il monumento ai Cacciatori delle Alpi in piazza Podestà e fu tra i fondatori della scuola Passerini di Induno Olona. Un abile imprenditore di umili origini: figlio di mugnai, era nato il 3 luglio 1868 a Vedano. Il nonno Eugenio aveva sposato Giuseppina Poretti, sorella di Angelo fondatore della birreria a Induno.

Il 7 dicembre 1901, Angelo Poretti è morto da due mesi ed Edoardo eredita quarantotto centesime parti della birreria (altrettante spettano al “cugino” Angelo Magnani e le rimanenti quattro in parti uguali a Tranquillo Magnani e a Francesco Bianchi). Entra in azienda per occuparsi delle funzioni amministrativa e commerciale con Angelo Magnani direttore della parte tecnica e alla morte di quest’ultimo, nel 1924, assume la presidenza e il titolo di amministratore delegato che mantiene fino al 1939, settantunenne. Dal 1907 al 1910 dirige il Teatro Sociale. Il 5 gennaio 1911 riceve l’onorificenza di cavaliere del Lavoro e nel mese di febbraio dello stesso anno, alle elezioni amministrative, si candida per il blocco popolare contro la lista liberale-monarchica ed ottiene più voti di Federico Della Chiesa che sarà nominato sindaco di Varese. Ma si accontenta di sedere in consiglio comunale.

Sempre nel 1911, in dicembre, nasce un nuovo mensile, “L’Illustrazione Varesina – Laghi, Monti, Valli del Varesotto”, una rivista elegante e ben curata. Il suo nome figura tra i soci insieme al senatore Angelo Pavia, al sindaco Della Chiesa, ad Angelo Lucchini della vetreria di Porto Valtravaglia, all’avvocato Ferruccio Bolchini e a Giuseppe Solera sindaco di Luino. Il cavaliere parla diverse lingue, è al culmine del successo professionale e al centro della vita pubblica. Si muove da protagonista nei salotti del ceto sociale che, se non ha in pugno la città, conosce i meccanismi che muovono il mondo produttivo, finanziario e associativo, le attività solidali e la salute pubblica. Fa parte del consiglio direttivo dell’Università Popolare e della Biblioteca di via Vetera 1 ed è vicepresidente delle Torbiere di Valganna, società anonima con capitale di duecentomila lire in via San Martino 21.

Nel 1909 fonda a Varese, con Antonio Bulgheroni e Giuseppe Longhi, una ditta per la produzione di caramelle, pastiglie e affini (poi Bulgheroni, oggi Lindt & Sprüngli) ed è consigliere dell’Unione italo-svizzera cioccolato Suchard. A partire dal 1913 finanzia la scuola di musica G. B. Pergolesi, fondata nel 1910 a nome della birreria Poretti. La sovvenziona per molti anni e, in seguito ai contrasti sorti tra il partito fascista e il direttore Ariodante Coggi, subisce minacce e la chiude. Il primo giugno 1919 torna a dirigere il Teatro Sociale, questa volta con il notaio Vincenzo Castelletti, sindaco di Varese dal 1914 al 1920 e con il patron del Calzaturificio di Varese Ermenegildo Trolli. Con un mandato di cinque anni. Il 15 febbraio 1920 sposa Gemma Eppi, vedova dell’industriale tessile Augusto Tasca di Como.

Con il sindaco Castelletti, Chiesa è nei cda della filiale di Varese della Banca d’Italia, della Società Dante Alighieri e della Trento e Trieste. Con Ermenegildo Trolli amministra invece la società anonima La Quiete, una clinica privata con capitale di un milione di lire. Sempre con Trolli – che lo presiede per diciassette anni – è consigliere dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari. La vita cittadina ruota intorno agli interessi della classe dirigente, quella upper class che a giorni fissi si ritrova nei palchi del Teatro Sociale per assistere alle commedie e ai concerti organizzati proprio da Edoardo Chiesa. Nominato grande ufficiale della corona, innamorato della lirica, è talmente bene inserito nell’ambiente musicale da riuscire a “rubare” le anteprime alla Scala di Milano. È un uomo informato, abile e previdente.

Nel 1909 è tra gli ottantadue azionisti presenti nella sede della Società Elettrica quando il notaio Guglielmo Piatti dà lettura dell’atto costitutivo della società Grandi Alberghi Varesini e della Società Anonima Immobiliare. Sportivo, cicloturista e praticante alpinista, è tra i fondatori del Club Ciclistico, dell’Audax e della sezione del Club Alpino. In città è noto per il mecenatismo, generoso sostenitore di ogni ente benefico. Muore il 10 aprile 1941 nella Villa delle Rose a Bosto “dopo non breve malattia”, precisa la Cronaca Prealpina. Con delibera del consiglio comunale n. 65 del 19 aprile 1960 – sindaco Lino Oldrini – Palazzo Estense gli intitola la strada privata nel rione di Cartabbia che da via Giacosa incrocia via Varchi e prosegue fino a via Mercantini. Con i “soliti” burocratici errori: gli errati riferimenti anagrafici e l’insufficiente informazione sulla targa stradale, che aspetta ancora di essere corretta.