Garibalderie

MORIRE DAL RIDERE

ROBERTO GERVASINI - 13/02/2026

L’inaugurazione del famedio varesino a Giubiano è stata divertente, gaia. Si è riso. Tre nomi erano sbagliati facendo nascere il sospetto che qualcuno addetto ai lavori si diverta da anni con targhe e cartelli stradali, a Varese. Chi non ricorda il cartello stradale di via San Michele? Sotto San Michele era scritto “Arcangelo” giustamente, infatti San Michele non era Architetto e neppure pittore. Poi c è da sempre la via Angelico Beato, pittore, e si presume che Beato sia il cognome. Il capolavoro è la via Ronchetto Fè, lunga 150 metri. Il cartello sul lato di viale Aguggiari ha la scritta “toponimo locale “ mentre l’altro porta la scritta “storico locale” con tanto di data di nascita e di morte, lo storico è inesistente.

Nel Famedio era apparso (poi corretto, assieme ad altri svarioni) un Roberto Ernesto Maroni, il nostro Bobo, libertario di Sinistra in gioventù e questo “Ernesto” è l’impronta del delitto, se si volesse trovare un colpevole (Anarchico? Libertario gaudente? Futurista?). Le scelte dei nomi di illustri “varesini” per il sacro luogo non possono soddisfare pressoché nessuno anche per le incredibili dimenticanze, soprattutto nel mondo delle arti e della musica. Carlo Dossi nel suo prezioso e godibilissimo “Note Azzurre” (Adelphi) scrive, duecento anni fa, che “A Varés tutt pèrd de pes”. Chissà per quale scelta oculata il primo nome del Famedio di Varese non è quello del Duca Francesco III d’Este, Signore di Varese che con la sua corte cambiò la faccia al piccolo borgo della Varese primo Ottocento. Il secondo nome dovrebbe essere Giuseppina Grassini, il più famoso contralto del suo tempo in Europa, la Callas di primo Ottocento, amante di Napoleone che si era innamorato della sua voce. La Grassini che lasciò al suo Comune di nascita, Santa Maria del Monte sopra Velate anche una cospicua somma.

Francesco Tamagno è l’altro scartato con Gianni Santuccio, attore. Tutta gente che non ha avuto bandiere politiche e non ha fatto parte della spartizione. Il poeta che manca è Speri Della Chiesa Jemoli, poeta dialettale notissimo. Dante Isella varesino DOC, critico letterario e filologo di fama non è tra i prescelti. Troppo etereo per la fauna locale. I pittori Giuseppe Montanari, Giuseppe Talamoni, Domenico De Bernardi; e perché non il grande scultore Giuliano Vangi, di fama mondiale, toscano, che ebbe per lustri lo studio in Via Valgella e poi costruì studio ed abitazione a Rasa di Varese (museo in Giappone, opere nel duomo di Padova e di Siena) che visse a Varese alcuni lustri; come Lucio Fontana che visse e lavorò a Comabbio per decenni e teneva contatti assidui con gli artisti varesini anche nella bottega dei Pozzoni in via Del Cairo a Varese.

Perché intristirsi? Per gioco si potrebbe immaginare una possibile reazione degli esclusi, tornati in vita, dopo l’esclusione dall’elenco del Famedio varesino. Il Duca Francesco III d’Este non mostrerebbe emozione alcuna, forse malcelato disprezzo, davanti all’affronto di villici piccolo borghesi. Giuseppina Grassini con un vocalizzo ed un gorgheggio ridicolo, ci regalerebbe un celestiale sberleffo. Speri della Chiesa Jemoli, falsamente disperato, chiederebbe la cittadinanza di Busto Arsizio con domanda scritta in dialetto bustocco. Francesco Tamagno interpreterebbe Canio nella famosa aria “…vesti la giubba “. De Bernardi dipingerebbe un angolo del lago di Varese intitolando i quadro “Lago di Biandronno”. Giuliano Vangi esclamerebbe in toscano “Maremma maiala, allora mi suicido”, ridendo divertito. Dante Isella, escluso dal Famedio e quindi stremato dall’orrenda notizia, alzando gli occhi al cielo ed allargando le braccia direbbe come Cesare pugnalato da Bruto “a Varés tutt pèrd de pes”. Quali sono stati i parametri usati per la scelta dei nomi? Si aspetta la risposta da scrivere nel marmo.