Economia

NOI E GLI USA

SANDRO FRIGERIO - 13/02/2026

dove va l’export varesino (9 mesi 2025)

La domanda è doverosa. L’economia varesina, che pur non essendo più, come mezzo secolo fa, nella “top ten” nazionale, è pur sempre tra quelle trainanti, può fare a meno di un mercato dai margini inevitabilmente più ristretti come quello USA? Domanda intrigante e, come vedremo, comunque motivata. Che nelle ultime settimane registra segnali interessanti. La prima viene dal terzo piano di Piazza Monte Grappa, sede (anche se il peso dell’organizzazione sta migrando verso il sud della provincia) di Confindustria Varese. Qui si registrano i segnali di sconforto per la mancata firma dell’accordo Mercosur, inviso ai produttori agricoli, che comunque in provincia contano assai poco, e fortemente voluto dagli industriali, alla ricerca di nuovi mercati. “Il Parlamento Europeo – ha detto il presidente degli industriali varesini Luigi Galdabini – con il voto fondamentale anche di chi si definisce sovranista, ha deciso a maggioranza di tutelare gli interessi di un singolo settore, che già tanto aveva ottenuto su questo, così come su altri tavoli contro quelli, non solo dell’industria, ma dell’intera economia continentale”

 Il secondo segnale viene dal secondo piano della stessa piazza dove ha sede invece la

Il presidente della Camera di Commercio Mauro Vitiello

Camera di Commercio. L’ente presieduto da Mauro Vitiello ha acceso proprio in questi giorni i riflettori sull’India, e non è un segnale legato solo alla contemporanea visita di Stato italiana a Dehli. Il paese sta infatti crescendo rapidamente e ha permesso un + 46% nell’export varesino (+6% quello italiano) nei primi nove mesi dell’anno, con una dinamica che, come vedremo coinvolge proprio la provincia di Varese.

Intendiamoci, se le esportazioni globali varesine hanno superato in 9 mesi i 10 miliardi di euro, è perché il primo “cavallo” delle imprese, cioè la Germania è tornato a “bere”. Il mercato tedesco rappresenta l’11,4 del totale dell’export e cresce sempre dell’11,4%. Gli Usa scavalcano al secondo posto la Francia, con l’8,4% dell’export (il mercato transalpino è al terzo con il 7,8%). L’exploit Usa non è casuale: il suo 34% in più è proprio conseguenza momentanea dei dazi, che hanno spinto gran parte degli importatori americani ad anticipare gli acquisti, per schivare i successivi rincari. Logico attendersi un rallentamento nei prossimi mesi.

La Camera di Commercio sottolinea il forte aumento delle importazioni dall’India, che tuttavia restano poca cosa in assoluto: i 129 milioni registrati nei primi nove mesi sono poco più dell’1 per cento dell’export provinciale. Sono però significativi di un trend che vede al centro Leonardo: il gruppo che in provincia produce aerei ed elicotteri ed è il cuore di un comparto “mezzi di trasporto” che da solo rappresenta un quinto dell’export varesino. Proprio di questi giorni è stato firmato un accordo tra l’indiana Adani e la “collega” italiana Leonardo che ha come scopo non semplicemente la commercializzazione ma la realizzazione di un “ecosistema industriale nel comparto elicotteristico che per Leonardo ha proprio il suo cuore del Varesotto, Quello degli elicotteri è un settore in cui l’India intende diventare più autonoma e quindi è prevedibile un trasferimento tecnologico di cui però è meglio essere protagonista che spettatore.

Il presidente di Confindustria Varese Luigi Galdabini

Nel frattempo, Confindustria Varese ha rilasciato i dati della consueta indagine congiunturale, basata sul “sentiment” delle aziende. La frenata dell’economia è ormai conclamata: il 53,5% delle aziende interpellate dichiara che la produzione cala e il 32,5% che è stabile. Il 60% prevede un’ulteriore flessione, con ordini in calo da Italia e ancor più dall’estero. Situazione difficile, ma gestibile. Nel mercato del lavoro il problema maggiore sembra restare quello della ricerca del personale, in una provincia in cui la concorrenza del Canton Ticino e dell’area milanese rende più difficile che altrove trovare le risorse necessarie. Cala a fine anno la cassa integrazione ma con modalità divere in regione. La consueta newsletter trimestrale di Sergio Moia nota che, in Lombardia “il calo della CIG ordinaria (-7,6%) è compensato dalla crescita di quella straordinaria” e “Varese passa dal suo tradizionale quarto posto al secondo (22%), dopo Brescia che mantiene la prima posizione (30%), ma superando Milano (20%) e Bergamo

A questo punto sorge la domanda: “le imprese varesino possono fare a meno o ridimensionare il mercato Usa”? Non ci sono solo i dazi ufficiali al 15% di cui tenere conto, ma c’è anche un “dazio” più nascosto che non va sottovalutato. E l’indebolimento del dollaro che, rispetto a 12 mesi fa, è stato di un altro 15%. Per le aziende questo significa una corrispondente erosione dei margini perché anche i prezzi ne risentono. Le aziende della provincia sono diversamente esposte al mercato d’oltre Oceano. Alcune, come la stessa Leonardo, hanno attività produttive anche negli Usa. Coltivare nuovi mercati, come appunto quello indiano, richiede tempo e costi. Diversificare è necessario ma è bene pensare che non vi sono soluzioni rapide o miracolose. La partita è lunga.