Apologie Paradossali

TEMPO DI BRONZI

COSTANTE PORTATADINO - 13/02/2026

(S) Basta polemiche insulse! Se la polemica fosse una disciplina olimpica, la medaglia d’oro sarebbe sempre nostra.

(C) Tra di noi, vinceresti sempre tu, o quasi. Qualche volta Onirio, quando il sogno gli travolge la realtà. Di questi tempi non c’è materia per sognare.

(O) Ma sì, vinceremo ancora l’oro, non siamo rassegnati al bronzo. Non come il nome Lollobrigida per farci sognare.

(C) Mi sta venendo il dubbio che bronzo sia la materia che più si addice al momento del Paese. Tolta questa splendida Lollo, sembra che ci manchi sempre qualcosa, anche se le polemiche sugli aspetti organizzativi delle Olimpiadi non hanno coinvolto, finora, il lato sportivo. Forse vuol dire che almeno nello sport il merito è più facilmente riconoscibile e conta più del legame di appartenenza e fa passare in secondo piano la polemica partigiana.

(O) O semplicemente che gli sport invernali non catalizzano abbastanza l’attenzione. Nel calcio le polemiche su rigori e Var continuano alla faccia dello spirito olimpico, ma vedi anche Trump che si interessa a fondo del Superbowl di football americano ma manda Vance a farsi fischiare a Milano.

(C) Possiamo considerare polemiche sciocche quelle per il volto ‘angelico’ rassomigliante a Meloni, pure censurato dal cardinale Vicario Reina, per il comico Pucci a Sanremo, per l’incompetenza del telecronista dell’inaugurazione olimpica e concludere che sì, sono polemiche inutili, ma c’è un caso assai più inquietante: la trasformazione del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere giudiziarie in un confronto politico di valore estremo, quasi etico, persino più importante delle elezioni politiche.

(O) Mi ha sorpreso un dato dell’ultimo sondaggio, che all’aumentare del consenso al no corrisponda una diminuzione della partecipazione. La spiegazione offerta dai sondaggisti (che non so confermare o smentire) sarebbe che una parte dell’elettorato politicamente di sinistra, inizialmente orientato per il sì nel merito della scelta, si sarebbe ricreduto per il ‘dovere’ politico di dover contrastare o almeno non favorire il governo e quindi astenersi.

(S) Non mi sembra nemmeno irragionevole. È una questione di coerenza, la politica deve determinare tutto.

(C) Io invece penso che ci sia un vincolo più profondo che lega l’esercizio del voto democratico alla verità e quindi al bene comune più che alla convenienza materiale della parte politica. Il caso di questo referendum, trattandosi di giustizia, è particolarmente delicato, perché spesso i valori in gioco sono supremi; un piccolo errore, un’indebita insistenza su un presunto indizio in fase d’indagine può rovinare un’intera vita. Saremo chiamati a giudicare anche noi (e con il referendum senza quorum l’astensione non produce effetto) perciò dobbiamo farlo badando esclusivamente al merito della questione. Io non mi permetto di anticipare la mia valutazione, non c’è spazio abbastanza per argomentare, ma solo di sollecitare i miei pochi lettori ad approfondire la questione.

 (O) Mi colpisce una questione simile, che si è posta nel caso Vannacci: non si possono imporgli le dimissioni, la Costituzione garantisce agli eletti l’assenza di vincolo di mandato; significa che tutti gli eletti possono, anzi devono attenersi alla verità riconosciuta dalla propria coscienza più che alla disciplina di partito. A maggior ragione questo principio deve valere per noi elettori.

(C) Imporre il vincolo di mandato sì che sarebbe riduttivo della democrazia rappresentativa. Vorrebbe dire mettere tutto il potere nelle mani di pochi potenti arroccati ai vertici di pochi partiti, piuttosto bisognerebbe andare nella direzione contraria, rimettere nelle mani degli elettori l’arma delle preferenze, nel tentativo di riportare al voto l’ormai cospicua massa di astensionisti e sperare che questo sommovimento susciti molte nuove vocazioni alla politica, specialmente tra i giovani. Forse ci aiuterebbe a tornare anche in politica al merito, al fair play, alla ricerca del bene comune, confrontandoci sulla visione strategica, non riducendoci alla banalità della propaganda che maschera lo scontro degli interessi.