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DA RIVOLUZIONARIO A SINDACO

MARGHERITA GIROMINI - 13/03/2026

Una nuova finestra si apre sulla storia di Varese con il libro di Enzo Laforgia dedicato a Enrico Bonfanti, primo sindaco della città liberata dal nazifascismo. Bonfanti è poco conosciuto perché presto cancellato dal rapido fluire dagli eventi che si sono susseguiti nei primi anni dopo la Liberazione.

Certo la nostra città è stata avara di riconoscimenti nei suoi confronti, prova ne è che alla memoria del suo nome è stato assegnato uno stretto e corto vicolo nella parte vecchia del quartiere di Sant’Ambrogio, oltre allo slargo d’ingresso ai Giardini Estensi.

Eppure Bonfanti, Sindaco nominato dal CNL, accettò per dovere l’impegno gravoso di guidare una città verso la democrazia nella delicata fase dell’immediato dopoguerra.

Mise in atto le prime iniziative per la ricostruzione materiale e morale della città e avviò il percorso per la reintegrazione di regolari elezioni amministrative, cancellate per tutta la durata degli anni del fascismo.

Un incarico tanto complesso poteva essere affidato solo a un politico di lunga esperienza come Bonfanti: attivista comunista negli anni di lavoro in fabbrica, aveva sfidato il regime pagando le sue scelte con anni di carcere e di confino e ridotto a una vita in fuga tra Svizzera, Francia e Spagna.

La sua generosità lo spinse a portare il suo contributo alla Guerra di Spagna in difesa della Repubblica.

“Da rivoluzionario professionale a sindaco” è il titolo del libro che ci indica il focus della vicenda umana e politica di Bonfanti nell’attraversamento dei difficili anni del Novecento: l’impegno militante, la lotta antifascista e l’approdo alla responsabilità amministrativa di una città nel momento in cui l’Italia rinasceva dalle macerie della guerra.

Bonfanti si insedia in Comune la mattina del 28 aprile 1945, tre giorni dopo la grande festa per le vie della città liberata dal nazifascismo. Una delle prime delibere della sua Giunta fu la riammissione in servizio di Calogero Marrone, funzionario comunale antifascista destituito dal Podestà Cappelletti la cui storia è oggi finalmente riconosciuta da molti cittadini di Varese.

La Giunta guidata da Bonfanti impose l’eliminazione della folta simbologia del Ventennio. Fu eliminato il simbolo del fascio littorio dai tombini in ghisa della rete fognaria cittadina.

Fu cambiata la toponomastica della città che ricordava nelle vie e nelle piazze principali gli eventi più infausti del regime. Da allora le arterie principali portano i nomi di protagonisti locali della Resistenza come Marcobi, Copelli, Gasparotto, partigiani tra Varese e Como.

Il corso principale fu dedicato a Matteotti, la prima illustre vittima della barbarie fascista.

La storia di Bonfanti è il racconto di un uomo semplice, ma coerente e coraggioso. La sua vita fa luce su altre vite, all’apparenza minori, di tanti testimoni dei grandi conflitti del Novecento.

Il libro di Laforgia ci fa scoprire Enrico Bonfanti spingendoci a riflettere sul valore della memoria civica: riconoscere e conservare la storia delle istituzioni locali, delle amministrazioni, dei sindaci che guidarono le nostre città nei momenti più difficili, sono parte della nostra identità collettiva da non disperdere.