Società

DIRITTI, RIFFE

SERGIO REDAELLI - 13/03/2026

La nuova sede de La Stampa a Torino

A ciascuno la propria lotteria. Se le toghe rischiano con la riforma Meloni-Nordio di vedere selezionati i membri del Consiglio Superiore della Magistratura con il sorteggio, l’europarlamentare Roberto Vannacci si porta avanti e sperimenta il metodo con i giornalisti. Nella conferenza stampa tenuta il 4 febbraio a Modena sulla remigrazione, ha estratto a sorte le domande e la Federazione nazionale della stampa non ha gradito: chi pescava il biglietto con scritto “sì” poteva parlare, chi pescava “no” doveva restare in silenzio. Insomma, il diritto di parola è riconosciuto non a tutti coloro che ne hanno facoltà, ma è ridotto al gioco del testa-o-croce, alla riffa. È l’ultima novità in tema di riscrittura delle regole o, se volete, dell’irrefrenabile impulso a eliminarle del tutto che soffia impetuoso dall’America di Trump.

Magistratura e giornalismo sono categorie nel mirino. Mentre i giudici si scontrano con il governo che non tollera controlli e inchieste, i media non se la passano meglio: cronisti precari, sfruttati a venti euro ad articolo, minacciati e spiati, testate asservite all’establishment che raccolgono le dichiarazioni dei politici senza fare domande.

L’Ordine dei giornalisti e la Fnsi chiedono chiarezza sul caso Paragon: “La consulenza tecnica disposta dalla Procura di Roma ha riscontrato attività di spionaggio illegale a danno del direttore di Fanpage Francesco Cancellato – accusa il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli – L’utilizzo dello spyware nello stesso giorno sull’utenza del giornalista e degli attivisti Casarini e Caccia, questi ultimi da parte dei nostri apparati d’intelligence, alimenta dubbi che l’autorità giudiziaria deve chiarire in tempi rapidi e in via definitiva”.

Ma i problemi dell’informazione non si limitano a questo. Investono il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di stampa e vieta la censura. I giornali schierati di proprietà dei parlamentari, l’occupazione politica della Rai che non rispetta le indicazioni europee sull’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e le querele-bavaglio si aggiungono alla disinformazione che corre in rete. Una “professione da difendere”, titolava il convegno che si è tenuto il 5 marzo a Montecitorio. La Federazione della stampa segnala che mentre gli imprenditori continuano a incassare finanziamenti, il primo aprile 2026 saranno dieci anni che è scaduto l’ultimo contratto di lavoro. L’informazione si riduce a essere “terreno per lo sfruttamento della manodopera intellettuale”. Per ricordarlo a chi di dovere, sono previsti due giorni di sciopero il 27 marzo e il 16 aprile.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preoccupato, conferma: “Il rischio di abbattere il pluralismo e di sostituirlo con una comunicazione globale uniforme e orientata da interessi, è oggi particolarmente elevato”. Mattarella allude alla concentrazione della proprietà dei media vecchi e nuovi in poche mani, ma c’è dell’altro. Mentre La Stampa e La Repubblica vengono cedute dal gruppo Agnelli-Elkann al miglior offerente, allarmano la diffusione incontrollata delle fake news, le minacce, le intimidazioni e le denunce milionarie contro chi svolge con coraggio la professione. Il presidente dell’Ordine Bartoli lo dice chiaro e tondo: “Si stanno pericolosamente restringendo gli spazi per un giornalismo autentico che illumini ciò che il potere vuole tenere nascosto”.