
Curioso destino quello della Magliana. Digitando su un qualsiasi motore di ricerca il nome di questo quartiere a sud ovest della capitale, costruito a ridosso del Tevere e dalle cui pendici si scorgono gli edifici dell’Eur, compaiono decine di “lanci” di agenzia, articoli, ricostruzioni più o meno fantasiose, associati alla Banda della Magliana. Quasi che l’identità della zona si fosse esaurita nelle gesta della feroce banda criminale di cui per altro solo un componente era nato li: Maurizio Abbatino.
Un matrimonio forzato da cui associazioni locali e gruppi parrocchiali vogliono sempre più affrancarsi per restituire al quartiere la sua vera identità.
La Magliana infatti è uno dei borghi della capitale più ricchi di storia e tradizione. Chi è a conoscenza del fatto che ben prima di Castelgandolfo la residenza estiva dei Papi fosse in un castello del posto? E quanti sanno che una delle prime catacombe cristiane è stata scavata tra quei vicoli diventati strade?
Già nei primi secoli avanti Cristo i contadini della zona potevano assistere al passaggio lungo il Tevere di imbarcazioni cariche di merci, nei tratti difficoltosi trainate a terra da cavalli. Erano derrate, sale, tessuti che raggiungevano il porto Tiberino presso il Foro Boario per essere vendute in città.
Da queste anse del fiume passarono anche i tredici obelischi egizi che ancor oggi ornano le piazze di Roma per non parlare del gigantesco monolite che si erge in piazza San Giovanni.
Dalla Magliana partì l’invasione dei Saraceni nel’ 846 d. C. Grazie ad agili imbarcazioni sbarcate a Fiumicino i mori risalirono il Tevere sino a San Pietro incendiando e distruggendo: “ablato ipso altare” scrisse uno storico dell’epoca. Una stradina trasversale ancor oggi ricorda l’episodio: via pian due Torri che indica gli edifici fatti costruire dopo l’invasione a destra e sinistra del fiume, collegati con pesanti catene che tirate al livello del fiume ne impedivano alla bisogna la risalita. Torri in seguito crollate, anche se di una sono ancora visibili i resti.
E sempre il Tevere ci tramanda che durante la terribile persecuzione di Diocleziano nell’anno 303 d. C. furono martirizzati, tra i tanti cristiani, anche due fratelli di nome Simplicio e Faustino. Un sarcofago del quinto secolo, ora conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, racconta la vicenda: i giovani, scoperti grazie a una “soffiata” furono torturati, uccisi e gettati nel Tevere. I loro corpi vennero ripescati appunto alla Magliana nel tratto sottostante al Monte delle Piche dove il fiume forma uno stretto gomito. L’antichissimo documento marmoreo narra che i due furono sepolti in una cava di tufo poco distante, messa a disposizione da una matrona romana di nome Generosa. Ben presto anche altri cristiani iniziarono ad essere sepolti accanto ai Santi Martiri. Nacque così la catacomba “Coemeterium Generosa” : 800 tombe dislocate in 400 metri di galleria.
Poco lontano il Castello Della Magliana, antico possedimento delle Suore di Santa Cecilia in Trastevere fu invece per alcuni secoli la casa di riposo dei Pontefici in una zona immersa nel verde, ricca di selvaggina e vicina al Vaticano. Ne hanno lasciato traccia Innocenzo VIII e Giulio II, il Papa guerriero famoso per il suo “Fuori i barbari!”.
Ma il Pontefice che più di ogni altro amò soggiornare in questa villa fu Leone X che impreziosì le sale con dipinti e affreschi ora visibili al Museo di Palazzo Braschi. Villa tanto prediletta quanto fatale: qui infatti si ammalò di malaria e morì pochi giorni dopo a soli 46 anni.
Antichi templi romani come quello del culto degli Arvali sono stati assorbiti dal perimetro di un ristorante. Romani che abitano nel quartiere si vantano di avere in cantina resti di pavimenti cosmateschi. Chissà se gli abitanti della Magliana quando si svegliano alla mattina, per affrontare un nuovo caotico giorno della capitale hanno coscienza della storia che ogni volta calpestano sotto i piedi?