Pensare il Futuro

STATO DELL’AMBIENTE

MARIO AGOSTINELLI - 13/03/2026

L’ISTAT ha da poco pubblicato un confronto tra indicatori che rileva lo stato dell’ambiente in Italia. Qui di seguito alcune considerazioni:

Nel 2024 l’Italia consolida un disaccoppiamento relativo tra crescita economica e pressioni ambientali: a fronte di un Pil reale +0,7%, calano consumo di energia (-2,1%), emissioni dei residenti (-2,8%) e consumo materiale interno (-1,8%). È un segnale di intensità energetica e carbonica in miglioramento.

Il 2023 aveva mostrato una correzione ancora più marcata con Pil +1% a fronte di flessioni di energia (-4,8%), emissioni (-5,9%) e materiali (-5,4%). La traiettoria biennale conferma che la domanda energetica e il carico emissivo reagiscono più che proporzionalmente rispetto all’output economico.

Per elettricità e rinnovabili: nel 2023 la diminuzione della domanda elettrica si è combinata con un mix più pulito, trainato dall’idroelettrico, e con un minore ricorso a gas naturale e carbone (anche se insufficiente rispetto ai target UE).

Il trasporto privato ha ridotto meno (-0,7% consumi; -1,4% emissioni), confermando che la mobilità è l’area più resistente al cambiamento.

Per quanto riguarda imprese e famiglie, nel 2024 si nota una riduzione dei consumi energetici (-4,1%) e delle emissioni (-4,5%). Mentre le imprese hanno contenuto i fabbisogni grazie a efficienze di processo, razionalizzazione dei cicli e un mix energetico meno fossile, le famiglie hanno aumentato consumi domestici (+1,1%,) e il trasporto in conto proprio (+3,7%) e, complessivamente, le emissioni (+2,2%). Se ne deduce che la ripresa della mobilità privata e l’inerzia del parco veicoli rallentano i progressi lato residenziale. Ciò suggerisce di concentrare politiche su riscaldamento pulito, elettrificazione dei consumi finali e alternative all’auto privata.

Per il contributo di ecoindustrie e valore aggiunto verde, va rilevato che il settore dei beni e servizi ambientali (2023) ha aumentato produzione (+0,4%) e valore aggiunto (+2,2%).

Per gli edifici l’aumento più consistente del valore aggiunto (+2,1 miliardi) viene dagli interventi di riqualificazione energetica, sostenuti da incentivi (in primis Superbonus 110%). Questo canale ha attivato filiere, occupazione specializzata e riduzioni strutturali dei fabbisogni termici nel residenziale.

 Per quanto riguarda la spesa per la protezione dell’ambiente, va notato che le imprese accelerano (+5,6%), soprattutto su gestione rifiuti e investimenti collegati. La spesa ambientale diventa leva competitiva: riduce esternalità, allinea le aziende a standard e mercati green e mitiga rischi fisici e regolatori.

Sugli sviluppi del comparto energetico, si riscontra una deficienza di segnali verso efficienza, rinnovabili e mobilità sostenibile.

Possiamo da questi dati ricavare una lettura ecologica di sistema:

È in atto un disaccoppiamento tra crescita e indicatori ambientali ancora incompleto: l’economia cresce poco e l’impronta fisica scende in modo più che proporzionale. Ciò deriva da efficienza, cambiamento del mix energetico e fattori contingenti (meteo). Per renderlo strutturale servirebbe accelerare l’elettrificazione dei consumi finali con elettricità rinnovabile aggiuntiva, gestione della domanda e stoccaggi elettrici.

Le famiglie sono il nodo critico: l’incremento 2024 di consumi ed emissioni domestiche impone di rafforzare l’uscita dai combustibili fossili nel residenziale (pompe di calore, reti di teleriscaldamento rinnovabile), di agire su isolamento profondo degli edifici e di riequilibrare la mobilità verso trasporto pubblico, ciclabilità e sharing elettrico.

Per l’economia circolare, il calo dei materiali va consolidato con standard di eco-progettazione, mercati per materie prime seconde, appalti verdi e impianti di riciclo avanzato. La spesa in gestione rifiuti va orientata alla prevenzione e al riciclo di alta qualità, non solo al trattamento a valle.

Occorre accelerare le rinnovabili semplificando autorizzazioni e potenziando reti e accumuli, oltre che promuovere autoconsumo e comunità energetiche, sostenere il trasporto pubblico locale e de-fossilizzare il calore, spingere la mobilità sostenibile.

In conclusione, il biennio 2023-2024 segna un progresso ancora insufficiente e al di sotto delle previsioni UE nonostante ecoindustrie in tenuta, spesa e segnali fiscali più coerenti con la transizione. La sfida ora è trasformare la tendenza al disaccoppiamento in un dato strutturale e inclusivo, chiudendo il gap del settore residenziale e della mobilità e consolidando la circolarità dei materiali. Con politiche stabili e mirate, l’Italia potrebbe rendere più significativi e duraturi i guadagni ambientali, rafforzando al contempo resilienza economica, salute pubblica, competitività ed occupazione.