Purtroppo la notizia della morte del bimbo avvenuta in Italia pochi giorni fa, legata ad una serie di errori umani, è la materia perfetta per una certa comunicazione sanitaria.
Ci sono tutti gli ingredienti ideali, la vita di un bambino, il dramma di una famiglia, un colpevole o una rete di colpevoli da esporre al pubblico ludibrio, ma scarsa lucidità (anche se il momento è ovviamente drammatico), poca voglia di analizzare i fatti con l’obbiettivo di capire gli errori e fare in modo che la probabilità che si ripetano sia abbattuta.
I trapianti in Italia sono atti medici che rientrano nei livelli essenziali di assistenza, cioè sono forniti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale.
Essendo un intervento complesso richiede una rete di sistemi e figure professionali articolata e solida che in Italia è composta da Istituzioni (Ministero della salute, Conferenza Stato-Regioni, Assessorati e CSS (Consiglio Superiore di Sanità) che hanno nel Centro Nazionale dei Trapianti l’organo tecnico di riferimento.
La parte operativa vera e propria, invece, cioè donazione, prelievo e trapianto è organizzata in tre livelli: nazionale, regionale e locale. A livello nazionale come detto il Centro Nazionale e la consulta tecnica permanente (che detta linee guida ed indirizzi tecnico operativi) si interfaccia con i centri regionali od inter regionali qualora le Regioni si associno tra loro. A livello territoriale invece, le Aziende Sanitarie locali hanno centri di riferimento che hanno il compito di potenziale lo sviluppo delle donazioni e dei trapianti, controllare le liste di attesa gestire la logistica del percorso donazione trapianto. I centri prelievi sono invece dei dipartimenti di emergenza in cui arrivano la grande parte dei donatori, cioè persone in stato di morte encefalica, con danni cerebrali irreversibili, ove vengono valutate condizioni e possibilità per la donazione.
I centri trapianto invece sono quelle strutture autorizzate dal Ministero della salute a prelevare e trapiantare organi e che poi seguono i pazienti fino alla stabilizzazione clinica.
All’interno del panorama internazionale l’Italia è tra i paesi di prestigio e, ad esempio in tutta l’Europa, è seconda solo alla Spagna nella donazione di organi (il 34% esprime il suo no alla donazione), il tasso raggiunto è di 28,2 donatori ogni milione di abitanti (Spagna 48,9, ma Francia 26,3, Regno Unito 21,3, Germania 11,4).
L’ospedale che ne ha effettuati di più è quello della Città della salute e della scienza di Torino (rene-fegato), seguito dall’Azienda sanitaria di Padova (polmone e pancreas) ed infine il Sant’Orsola di Bologna. Al sud spicca il Policlinico di Bari al primo posto in Italia per i trapianti di cuore.
I dati del 2024 dicono che sono stati effettuati 4276 trapianti (da 1730 donatori) ma che in lista di attesa vi sono oltre 8 mila persone visto anche le allargate indicazioni cliniche. Questo vuole naturalmente dire che più si riuscirà ad ampliare la rete di raccolta organi maggiore sarà la probabilità di venire incontro a questa platea di pazienti in attesa.
Nel presentare i risultati il direttore del Centro Nazionale dei trapianti, dottor Giuseppe Feltrin ricorda e sottolinea che il sistema, pur nella sua complessità tecnico organizzativa, è in crescita in Italia grazie ad una capillare rete di istituzioni, professionisti, volontari e cittadini.
La base di tutto ciò resta ovviamente la capacità di ampliare il pool di donatori e di abbassare quindi anche i tassi di opposizione alla donazione.
Il dramma del bimbo quindi non va dimenticato ma può e deve essere un punto di partenza per una ulteriore crescita dei controlli e dei protocolli da rispettare (per tendere sempre al massimo) ma senza terrorismo, nell’interesse di tutti quei malati che sono in attesa e di quei cittadini che decidono di donare.