L'antennato

A RETI UNIFICATE

STER - 13/06/2025

Dove può arrivare, ma solo in rare occasioni dell’anno, il Presidente della Repubblica, ci sta riuscendo invece con una certa continuità il caso di Garlasco: quello di occupare a reti unificate lo spazio televisivo italiano.

Dalla metà di marzo, quando i magistrati di Pavia hanno deciso di aprire un fascicolo bis sul caso del delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 e per il quale è stato condannato in via definitiva nel 2015 il suo fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, tutto lo spazio di approfondimento giornalistico in tv è letteralmente monopolizzato da questo argomento.

Più del referendum, più del costo della vita in aumento, più delle guerre che squassano il mondo, sembra che al pubblico televisivo italiano piaccia solo e non interessi altro che rimettere il naso nelle sanguinose vicende che si sono consumate in quella calda mattina a casa a Poggi: i dati di ascolto sono lì a dimostrarlo.

Un caso che tira tantissimo, divide, appassiona, anche in dispregio alla moltissima cronaca nera nuova che pure non mancherebbe; in questi giorni talk e trasmissioni di approfondimento giornalistico dedicano intere puntate solo e soltanto a questo tema, facendo a gara a resuscitare vecchie piste, vecchie suggestioni, vecchi filoni d’inchiesta spesso abbondantemente smentiti e superati, al grido dell”esclusivo”, dell’”ultim’ora”, del dettaglio inedito ma che inedito, spessissimo, non è.

Protagonisti assoluti gli avvocati delle parti, che ancor più delle persone coinvolte nel delitto (o sospettate di esserlo) come maschere popolari, animano i salotti televisivi con encomiabile dedizione.

In un caso come quello di Garlasco, complicato e sicuramente contraddistinto da indagini non perfette svolte nell’imminenza dei fatti e che proprio per questo ancora a distanza di molti anni lascia aperte ipotesi e suggestioni – da sempre terreno fertile dei retroscenisti e dei complottisti – risulta stridente il vero e proprio “sacrificio umano” che si sta facendo della famiglia della vittima; la mamma e il papà di Chiara proprio qualche giorno fa si sono visti costretti a convocare un punto stampa per richiamare tutti all’ordine, dopo che alcune trasmissioni avevano ripescato dagli archivi alcune insinuazioni sulla vita privata della povera Chiara, destituite da ogni fondamento ma ottime per rivangare il loro dolore inestinguibile.

Quello a cui stiamo assistendo in queste settimane pare un vero e proprio gigantesco esperimento sociologico, una abnorme trattazione a reti unificate di un vecchio caso che a voler pensare male, è un’ottima occasione per far pensare ad altro.