Storia

IL FARO E LA ROCCA

SERGIO REDAELLI - 14/11/2025

Visitatori al monumento ai caduti di Caldé a fine Anni Venti

Un articolo del 4 novembre scorso sulla Prealpina denuncia l’ennesimo caso di inciviltà ai danni dell’obelisco-faro di Caldè, il Memoriale dedicato ai marinai della Grande Guerra e ai caduti di tutti i conflitti armati che ha da poco compiuto cent’anni (fu inaugurato il 29 luglio 1923): il cronista scrive di vetri rotti, di scritte sui muri e danni vari, inferti dai soliti vandali anche al gabbiotto dell’acquedotto che si incontra salendo alla rocca di Travaglia. Niente di che, se paragonato alle distruzioni che il castello subì nella sua millenaria storia popolata di papi, imperatori e re longobardi e perfino di leggende di fantasmi che appaiono sulle acque del lago: come quel S. Arialdo le cui reliquie sono conservate nella chiesa della frazione di S. Pietro.

I resti del castello a inizio ‘900 quando il faro non era ancora stato costruito

Proprio per il valore storico dell’antico insediamento, il sindaco di Castelveccana Maurizio Spozio conferma l’intenzione di intervenire con un progetto a vasto raggio che coinvolge sia l’obelisco che ciò che rimane del maniero: “Il castello risale all’anno Mille, il sito su cui sorgeva potrebbe diventare una grande risorsa per il turismo e vogliamo recuperarlo”. Purtroppo non sarà possibile ripristinare i ruderi che sopravvivevano dell’antica fortezza fino alla costruzione del faro ai marinai. Durante i lavori d’inizio ‘900 andarono infatti perduti i muri delle case del “pian del Brugh”, la chiesetta medievale di San Celso e la zona sopraelevata dove viveva presumibilmente il signore della rocca.

Un problema ricorrente, vecchi danni, ora risolti, alla base dell’obelisco

Salvi dalle ingiurie del tempo – e dalla mano dell’uomo – sono ad oggi le poche tracce di fondazione del fortilizio, qualche resto di muro con due feritoie per le armi da fuoco e la cisterna interrata. Sono invece introvabili – scrivono i tecnici Maurizio Isabella e Franco Noseda in “Loci Travaliae” 2002 – “la documentazione relativa al progetto del monumento ai caduti e gli eventuali rilievi dello stato di fatto precedente alla sua erezione”. È meritorio, insomma, che l’amministrazione di Castelveccana voglia tutelare le vestigia del lontano passato, ma è un peccato che i lavori poco professionali eseguiti nel secolo scorso abbiano danneggiato le preziose testimonianze che si erano salvate fino ad allora.

Rievocazione della Grande Guerra al Memoriale dei caduti

Il bravo fotografo e attento collezionista Fabio Giacometti di Castelveccana ama documentare ogni angolo della sponda lombarda del lago Maggiore e raccoglie e riproduce da trent’anni fotografie storiche e cartoline d’epoca di Caldé, Rasate, Pessina, San Pietro, Ronchiano, Castello, Sarigo e delle altre incantevoli frazioni che formano il comune rivierasco. Sono immagini di fine ‘800 e del primo ‘900 ricche di fascino e di romantica nostalgia. Fotoamatore dal 1982, Giacometti ha in archivio più di trentamila scatti e li ha esposti in oltre sessanta mostre personali e collettive. Tra i soggetti immortalati in varie epoche, non poteva mancare il faro di Caldè dedicato ai marinai della Grande Guerra, di cui ci offre una piccola selezione a corredo dell’articolo.