Ti mangio il cranio

IL GRANDE DIMENTICATO

FLAVIO VANETTI - 14/11/2025

È uno degli aspetti negativi di Varese che più mi sta sul gozzo. E ne parlo da tempo, unendomi alle rimostranze di tanti altri che la pensano come me. Mi riferisco all’annosa vicenda del recupero del Grand Hotel Campo dei Fiori, con annessi e connessi: ovvero il rilancio anche del bellissimo ristorante panoramico, della non lontana ex Colonia e, last but not least, della seconda linea della funicolare. Più in generale dico che Varese in tutti questi anni, con un incipit riconducibile a quando la dabbenaggine portò a chiudere le due linee del trenino a fune (quella del Sacro Monte, come ben sappiamo, è stata ripristinata all’inizio di questo secolo, anche se in modo contraddittorio), non ha mai saputo (o voluto) sviluppare una politica “globale” sulla sua montagna.

Si è sempre guardato al Sacro Monte – e non sempre in modo adeguato, anzi… – e non si è pensato all’altro versante: gli americani – ma non solo loro – avrebbero valorizzato da tempo questo ben di Dio e ci avrebbero pure fatto dei soldi. Noi, invece niente: solo degrado, abbandono, insulti alla storia e al passato di una Varese d’inizio Novecento che aveva ben altre visioni. Oltretutto quanto accade è in controtendenza rispetto a un sempre più condiviso affetto nei confronti di quei luoghi e di quelle strutture: basta vedere il successo che hanno le giornate del Fai al Grand Hotel e tutte le altre aperture dell’ex albergo.

Ma il motivo che mi porta a invocare l’infauciata – ben tre i destinatari, stavolta – si lega al fatto che gli attuali proprietari del GH, un gruppo nel quale ha un ruolo primario Mauro Morello, ex vicesindaco ai tempi di Attilio Fontana “borgomastro”, 6 o 7 anni fa annunciò che l’acquisto della struttura – nelle more di vicende giudiziarie che hanno coinvolto i precedenti padroni, distintisi per aver prima riempito di antenne il GH o poi per aver tentato di spogliarlo delle bellezze del suo arredo – era finalizzato al recupero e al rilancio. C’era pure, quale orizzonte possibile da seguire, il lavoro degli studenti del Politecnico dell’ingegner Riccardo Aceti: avevano concluso che, a dispetto del tempo passato e dell’incuria, il Grand Hotel aveva un’anima solida e resistente e che renderlo di nuovo operativo non era impresa impossibile (indicavano, per questa missione, anche l’opzione di una riapertura progressiva, a settori).

Poi però venne la pandemia, il mondo si bloccò e tutto inevitabilmente rimase congelato. Ma poco tempo fa – fu la scorsa estate, se non ricordo male – proprio Morello disse che l’idea era tutt’altro che tramontata e che anzi notava ulteriori condizioni favorevoli alla riapertura. Ma da quel giorno, di nuovo nebbia e silenzio. Pare che perfino il buon Aceti non riesca più a parlargli sul tema, diventato una sorta di saponetta sfuggente. E questa è una brutta notizia perché l’operazione, ammesso la si vari davvero, sarà tutt’altro che facile e necessiterà dell’intervento delle altre due componenti, la Regione per il discorso della funicolare-2 e il Comune per quanto d’altro servirà alla riapertura. Ma a questo livello temo che scatti il cortocircuito (ho il sospetto per le solite questioni di campanilismo politico: Regione e Comune hanno, banalmente, amministrazioni di segno differente…). Quindi i nostri amici non fanno come le famose e sagge tre scimmiette che danno corpo al proverbiale principio “non sentire il male, non vedere il male, non parlare del male”. No, loro non creano le condizioni affinché, sul classico tavolo di discussione, il piano di riapertura del GH (e del resto) possa prendere corpo. Pertanto, che Lucifero accolga tutti e tre nel canto 34 dell’Inferno dantesco, divorando loro il cranio.