Urbi et Orbi

LA VERA RICETTA

PAOLO CREMONESI - 14/11/2025

Solo qualche anno fa, al termine di qualsiasi partita degli Azzurri, si diceva che “ogni italiano è un mister della Nazionale”. Oggi si potrebbe ugualmente dire, al termine di una cena al ristorante o di un pranzo con gli amici, che “ogni italiano è uno chef stellato”.

Il cibo ci assedia: invade gli schermi, le pagine dei quotidiani, i social. Le ricette “gourmet” diventano tendenza coniando termini come “foodish” che nemmeno esistevano e che ora sono titoli di “format” televisivi. Quelli che una volta erano cuochi sono diventati “guru”, le pietanze materia di “storytelling”.

Il digitale terrestre ci regala un canale interamente dedicato al cibo (anzi al “food”), rubriche in cui gareggiano quattro ristoranti o ristoratori all’estero che si contendono la palma del migliore. Ne è passato di tempo da quando mia mamma non si perdeva una puntata di “Cosa bolle in pentola” sulla Tv della Svizzera Italiana.

Dirigenti e pensionati, casalinghe e impiegati accettano di scendere nella fossa di crudeli gare all’ultimo colpo di coltello mentre trattorie in crisi si consegnano allo chef di turno per un improbabile risanamento. Frati e suore propongono le ricette della tradizione monastica (che diventano libri “best seller”) mentre anche la Tv dei vescovi non disdegna l’argomento con un: “Quel che passa il convento”.

Sembra che il mangiare non sia più il contenuto di un pranzo e di una cena ma l’occupazione dell’intera giornata.

Queste considerazioni mi venivano in mente poche settimane fa in visita a Modena. Allestita nel piazzale antistante alla splendido duomo medioevale, una rassegna, “La Bonissima”, ostentava decine di stand enogastronomici. All’interno della chiesa, nonostante fosse domenica, qualche decina di fedeli assisteva alla messa. Fuori, centinaia di avventori si mettevano pazientemente in fila per un assaggio di tortellini, un bicchiere di lambrusco, un pezzetto di grana con aceto balsamico.

Il cibo non è più una necessità. Oggi è argomento di conversazione al pari dell’abbigliamento o del turismo in cui tutti sfoderano una invidiabile competenza.

“Fino a poco tempo fa “ha scritto recentemente il critico televisivo Aldo Grasso “eravamo dei ‘morti di fame’, adesso siamo diventati così pretenziosi da storcere il naso per un impiattamento al ristorante”.

Dove è nata la metamorfosi? Agli inizi degli anni Sessanta la raccomandazione era: “mangia, mi raccomando”. Come e cosa era secondario, si veniva dalla fame del conflitto bellico e nutrirsi voleva dire riempire lo stomaco. Poi è arrivata l’abbondanza, il boom economico. E da lì gli eccessi di cui oggi siamo testimoni.

“Con il cibo non si scherza” amava ripetere Papa Francesco ricordando il valore relazionale, sostenibile e solidale di ogni alimento consumato. Forse questo è il concetto che occorre riprendere davanti ad una deriva consumistica ancor più’ stridente davanti alla fame di tanti.

Non si tratta di fare del facile moralismo ma di rimettere le cose al loro giusto equilibrio.

Sabato 15 Novembre si svolge in tutt’Italia la 29esima edizione della Colletta curata dal Banco Alimentare. Anche a Varese davanti ad alcuni supermercati sarà possibile donare alimenti non deperibili a persone che ne hanno bisogno. Al di là della modalità con cui si svolge l’iniziativa, può essere una occasione per una riflessione su quale sia il valore del cibo che consumiamo, quante e quali risorse a lui destiniamo, cosa facciamo per riequilibrare l’enorme spreco di risorse da un lato con la crescente domanda di chi è nella necessità.