Italianizzare la vittoria newyorchese di Mamdani? Anche no. Due macrocosmi iononc’entrocontè. Ma la nostra politica ama la bizzarria. A sinistra, a destra. A sinistra, Mamdani raffigurato come icona popolare da copiare. A destra, Mamdani sprezzato come immagine comunista da aborrire. Siamo dei provinciali a corto d’argomenti alti, e pronti a tuffarci a testa bassa. Nell’indifferenza generale, perché simili chiacchiere incantano nessuno.
Ma la destra ha dalla sua il vantaggio di governare (comandare, in talune versioni di adepti istituzionali e di partito). La sinistra ha lo svantaggio d’essere nel tristo angolo-ring d’una affannata opposizione. E dunque alla sinistra toccherebbe d’usar meglio della destra paragoni gonfi d’insidie.
Un solo esempio, la patrimoniale. Mamdani l’annunzia nella megalopoli brulicante di poveracci rabbiosi, mortificati dai cinici fuck-off (fanculo) di Trump. E va sul concreto delle misure da varare. Landini l’invoca in sella allo sciopero generale del 12 dicembre venturo, tuttavia senza benissimo chiarire da cosa sia rappresentato il capitale di 2 milioni d’euro tassabile dell’1,3 per cento. E Schlein sta sul vago-vaghissimo: patrimoniale sì, però qual è il bersaglio? Soldi sui conti bancari, azioni, immobili, ulteriori possessi d’inspiegati valori?
Bonelli è d’accordo, Conte si defila, Renzi giraingiù il pollice verso, Calenda idem. Testardamente divisi, i campolarghisti. Di sicuro pare sbagliato l’attimo per tirare fuori quella parola: patrimoniale. Tre elezioni regionali in arrivo, Puglia Campania Veneto; centrodestra accusato d’aver alzato il prelievo fiscale; necessità d’evitare il fraintendimento dei votanti. Tutto suggeriva/suggerisce di scartare l’uso del termine oggetto d’una diffidenza più ampia del fronte che la sinistra intende allestire alle elezioni del ’27.
Perciò: se proprio devi parlare di tasse, di’ che van finalmente caricate su coloro che le scaricano sempre: i nereggianti o neristi o neroni. Pagare tutti per pagare meno, eccolo il modo di cambiare davvero il Paese necessitato al mantenimento sociale di sé stesso. Non una riforma qualsiasi, ma una rivoluzione precisa. Questo e solo questo dovrebbe essere l’obiettivo della sinistra che ambisce a sostituire alla guida dell’Italia la destra cui è caro (Meloni dixit) il concetto di tasse come pizzo di Stato. Non esiste miglior patrimoniale che far pagare nelle urne agli avversari l’insostenibile peso della condiscendenza -e ci fermiamo qui- verso i molti beneficiati dall’utilizzo di servizi pubblici pagati da pochi. Non serve copiare un Mamdani, serve osservare un mandato elettorale. Affidato alla sinistra da chi crede che ancora sia capace d’essere una sinistra. Ma se la sinistra usa parole sbagliate nel momento giusto, i suoi potenziali simpatizzanti la potrebbero imitare al momento del voto, sbagliando nell’astenersi per protesta contro una misura percepita qual dantesca diavoleria: la patridemoniale. Checché ne dica, absit iniuria, l’autorevolissimo professor Prodi.