In Confidenza

SFIDARE CIÒ CHE È BUIO

Don ERMINIO VILLA - 14/11/2025

Victor Hugo scrutando la sua interiorità commenta: “Ciascuno ha il suo modo di stare nella notte: voi continuate pure a guardare il buio, io preferisco contemplare le stelle”.

Se intorno a noi o persino dentro di noi avvertiamo il buio, Dio accende le stelle per farci rendere conto che ognuno è un pezzo di cielo.

Se viviamo un miscuglio di ombre e scintille, vuol dire che la nostra fragilità è impastata di infinito.

Non è facile da capire, per questo nel Vangelo si dice: vegliate! accorgetevi! cercate di capire!

Non c’è niente di più scontato che vedere le stelle a Natale. Strade e case si riempiono di lucine, nonostante le bollette.

Anni fa ci dicevamo “andrà tutto bene!”, oggi ci ritroviamo sul punto di dire “andrà tutto all’Enel!”.

Ma noi siamo fatti per sfidare ciò che è buio, nero, tenebra. Per farlo dobbiamo imparare a fare nella nostra interiorità le due cose necessarie in natura per vedere le stelle: fermarsi e darsi tempo un po’ di tempo nel silenzio (correndo indaffarati e distratti non si riesce a guardare il cielo); e pensare a come mettere insieme i diversi puntini sparsi cercando di dare loro una forma, un nome, un senso.

Avvento è capire che il cielo c’entra con me ed entra in me. È il momento di decidere come voglio stare nella notte.

L’Avvento chiede di lasciare da parte l’urgente e considerare l’importante, cioè quel che “porto-in”, che porto dentro. Anche se mi sembra caotico.

Un cielo con stelle di uguale luminosità, ordinate, equidistanti, ci farebbe mancare il fiato e ci farebbe sentire fuori posto.

Non lascerebbe spazio a sogni, oroscopi, fantasie. Non è una monotona fila di lampioni e neppure il caos totale.

Nel cielo esiste un disordine che ha un suo fascino e, insieme, un ordine nascosto, misterioso, da scrutare. Lo stesso in noi.

Guardare al cielo fa vedere meglio dove si mettono i piedi.

Ci fa accorgere dei sentimenti male interpretati, delle parole non ascoltate, dei gesti di premura non considerati, dei grazie non detti.

È il nuovo diluvio di cui non ci accorgiamo (dice il Vangelo).

Guardare al cielo fa vedere meglio chi abbiamo intorno. Ci sono persone, come stelle, sempre presenti pur se distanti, che accompagnano in silenzio ogni passo e ogni inciampo, che raccolgono ogni sorriso e lacrima senza invadenze. Per chi noi siamo così?

Guardare al cielo fa vedere meglio ciò che ci teniamo dentro.

Riscoprire i valori dell’anima e il proprio valore può causare rotte di collisione con alcune abitudini che in silenzio scassinano il cuore e ci rubano la speranza.

Cambiare non ci deve far paura perché l’universo insegna che le stelle nascono quando satelliti si scontrano.

C’è chi si ingarbuglia nel buio e chi contempla le stelle: è il momento di scegliere il modo con cui stare nella notte.