Diviene sempre più importante tener conto che in sede di attualità, ma non solo, una regola è ormai quella di fare a chi la spara più grossa. Si veda ad esempio il caso recente delle elezioni del sindaco di New York con da un lato il vincitore Mamdani che ha promesso di rendere gratuita la metropolitana della città e dall’altro Trump che lo accusa di essere un comunista. Analogo, e tanto più importante, è il caso del turbine di notizie relative ai dazi di Trump con grandi “sparate” e la notizia proclamata di ultimatum che poi scadono nell’assoluto silenzio.
Inoltre sempre meno si fanno analisi effettive e dibattiti puntuali e sempre più battaglie di opposite affermazioni di fronte alle quali il pubblico è chiamato ad essere non partecipe ma soltanto e semplicemente spettatore, e spettatore sempre più annoiato.
A ciò si aggiunge quella colossale forma di disinformazione che consiste nell’informare su una situazione censurandone però costantemente un elemento-chiave. Faccio tre esempi in campi diversi. Nel caso dell’aborto e della sua legalizzazione si censura il fatto che in ballo ci sono due persone e non una sola. Di una delle due, quella del nascituro, non si dice nulla. Eppure dovrebbe essere evidente che è uno di noi: e infatti noi tutti siamo stati un embrione e poi un feto.
Nel caso della guerra in Ucraina non si hanno mai notizie sul numero dei caduti in combattimento da una parte e dall’altra, e nemmeno sui civili russi vittime dei bombardamenti ucraini.
Nel caso della Striscia di Gaza mai si è sottolineato e si sottolinea che Hamas ne ha assunto il controllo non per consenso ma con un colpo di Stato, e poi lo ha conservato sterminando chi si opponeva al suo potere.
Le smargiassate, le battaglie di semplici opposte affermazioni e le censure fanno dell’insieme dell’informazione qualcosa di sostanzialmente inquinato da cui si ricavano delle notizie, ma sul quale non si può far conto come fonte primaria e decisiva di crescita personale e sociale. Questo deve essere ben chiaro a ciascuno di noi, e tanto più deve esser chiaro ai più giovani, a coloro cioè che sono nati e cresciuti dentro questo stato di cose.
È dalla famiglia, dalla scuola, dalle relazioni interpersonali, dalle comunità, in primis a mio avviso dalla Chiesa, che si possono ricevere testimonianze di valore, criteri, confronti e notizie fondamentali. Beninteso nella misura in cui tutti questi soggetti sono immuni dalla pressione mediatica. Non sempre lo sono, ma possono esserlo e ci si deve impegnare a che lo siano. È da questo insieme di “agenzie” che si può attingere ed aggiornare il complesso di criteri, di valori e di informazioni di base necessario per affrontare positivamente la massa di notizie che il sistema mediatico e le reti sociali riversa su di noi ogni giorno.
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