Il racconto

TESSA

MAURO DELLA PORTA RAFFO - 14/11/2025

Tessa Worley in gara a Garmisch-Partenkirchen nel 2017

Fa specie leggere Germania Ovest accanto a Oberstaufen.
Per quanto le due Germanie si siano infine riunificate nel 1990, dà l’idea di tempi ben più lontani, per non pochi, in particolare tra i giovani (Germania Ovest?, Est?, ma davvero?), non identificabili.
È proprio nella piccola e immancabilmente civettuola (si dice così) località montana bavarese che il 7 e l’8 gennaio del 1967 si è inaugurata la lunga e per me infinitamente interessante stagione della Coppa del Mondo di sci alpino femminile che nel trascorso anno agonistico ha visto affermarsi la nostra, grande, Federica Brignone.
Ricordo (convinto nella memoria di avere visto la telecronaca dell’avvenimento anche se le note specifiche e la storia delle riprese tv in diretta dicono con riferimento alla prima volta il contrario parlando di tempi successivi) soprattutto l’incredibile sciata nel gigante di domenica 8 gennaio della splendida canadese Nancy Greene, già vincente peraltro nello speciale inaugurale in assoluto del giorno precedente.
Aveva (ed avrà poi), Nancy, lo stile e l’atteggiamento agonistico giusti proprio per quel determinato e determinante esercizio che, praticato veramente comme il faut da coloro che sono in grado di farlo, rappresenta, sia pure esplicitato nei differenti ‘modi’, per quanto mi riguarda, la massima espressione possibile sugli sci.
Elegante e raffinata, mai all’apparenza e probabilmente nella realtà forzando contrariamente alle rivali, accumulava la ‘canadienne’ (usare l’assolutamente non dovuto francese resta per mie ragioni nel caso obbligatorio!) lietamente di porta in porta vantaggi abissali.
Trascorsi mill’anni ed arrivati come accennato a Federica Brignone – straordinaria tra le porte lunghe con la sua differente, ardimentosa, sostanza – devo dire della strana passione sportiva che, sempre guardando alla specialità, mi ha legato fino al relativamente vicino (2023) ritiro a Tessa Worley.
Francese di padre australiano, l’ho seguita ogni volta sperando e mano mano consapevole.
Sperando per cominciare che vincesse, come spesso le è riuscito eccome.
Consapevole, dalla seconda massimo terza occasione, che stessi vedendo ancora e ancora ‘come’ quel magico esercizio andasse e vada fatto.
Certamente, per un particolare verso, notevolmente ha contribuito il suo nome.
Perché, dieci anni prima delle rammentate vittorie della ‘canadienne’ Nancy Greene e quindi nel 1957, uno dei primissimi e straordinariamente seguiti sceneggiati televisivi della da poco nata (nel 1954) televisione italiana era intitolato ‘Tessa, la ninfa fedele’ e, tredicenne, di Elena Cotta che la protagonista impersonava m’ero più che invaghito, innamorato.
Infiniti a questo punto (naturalmente tacendo dei miei precedenti, ma sì, e successivi trasporti) i possibili riferimenti.
Alla scrittrice inglese Margaret Kennedy per cominciare dal cui romanzo ‘The Constant Njymph’ il soggetto era ricavato.
Romanzo che era particolarmente piaciuto ad Antonio Gramsci che l’aveva letto in prigione.
Romanzo che, mi era immediatamente venuto alla mente, qualcosa almeno doveva al magnifico ‘Tess dei d’Uberville’ di Thomas Hardy che campeggiava nella biblioteca di mia Madre.
Alla fine, alla Signora Elena Cotta, attrice dai rammentati antichi momenti in specie teatrale in grado in campo cinematografico di vincere nientemeno nel 2013 la mitica Coppa Volpi al Festival di Venezia.
E via, trascorrendo nella ‘visione globale’ che m’appartiene e compone.