Società

UN PENSIERO AI FRAGILI

SANDRO FRIGERIO - 14/11/2025

Fare i conti con la realtà è spesso fare i conti con i numeri. E gli uni e l’altra possono essere impietosi. Come quando occorre provvedere ai bisogni di una popolazione che invecchia a velocità spaziale. Un anno fa su queste pagine intervistavamo l’economista Stefano Zamagni, e la risposta al fabbisogno di sanità veniva indicata, tra l’altro, nel coinvolgimento delle aziende del settore, farmaceutico ed elettro-medicale in testa.

Un’altra proposta, decisamente articolata è giunta in questi giorni da un convegno organizzato in occasione dei 150 anni della Fondazione Molina, la maggiore organizzazione socio-sanitaria della città accanto all’ aziende ospedaliera. Un convegno decisamente centrato nella formula e nei partecipanti, che ha visto la presenza, oltre ad esperti economici e legali, anche delle maggiori associazioni e fondazioni che si occupano di fragilità e bisogni sociali e di esponenti di punta della Chiesa varesina, come monsignor Gabriele Gioia. Tra i partecipanti, i vertici della Fondazione Ascoli (Marco Ascoli), della Fondazione Comunitaria del Varesotto (Federico Visconti), della Fondazione Piatti (Luca Degani), di Anfass Lombardia (Emilio Rota)

“Volevamo festeggiare i 150 anni di una fondazione come la nostra, cresciuta anche grazie a donazioni di una misura che sarebbe oggi difficile immaginare, con qualcosa di diverso dall’autocelebrazione e che permettessedi guardare avanti”, dice il presidente, l’imprenditore Michele Graglia, al quale fa eco il direttore sanitario Carlo Nicora ricordando come per affrontare le nuove sfide sia necessario rimettere in discussione il ruolo sul territorio, “un ruolo che ormai va largamente oltre quello della tradizionale RSA e che, senza velleità di natura “sostitutiva” ma piuttosto nella logica della sussidiarietà può cercare la collaborazione con le altra realtà, l’ATS in testa”. Che risposte dare allora?

Punto uno: l’invecchiamento della popolazione ha un aspetto quantitativo e uno qualitativo: Non solo ci sono sempre più anziani, ma l’aumento dell’aspettativa di vita, e quindi dell’età media, porta con sè un aumento della fragilità e delle co-morbilità. Non solo ci sono più anziani, ma gli stessi hanno più patologie: un cinquantenne ha il 25-30% di probabilità di avere due o più morbilità, ma un ottantenne ne ha l’85-95, il triplo.

evoluzione popolazione anziana per fascia di età

Veniamo ai numeri. Oggi poco più di un quarto della popolazione a Varese (27,3%) e a Busto Arsizio (25,1%) ha più di 65 anni e circa un settimo (15,4% a Varese e 13,6% a Busto Arsizio) ha 75 anni e più. Vent’anni fa erano 5 punti percentuali in meno e tra altri 20, secondo le proiezioni Istat, saranno 5 in più. In particolare, nel 2045 ci sarà la metà degli ultra 65enni in più e il doppio degli ultre 75enni. È bene ricordare che le donne “over 65-75” sono mediamente 4-5 punti più degli uomini. Ci apprestiamo ad essere una popolazione in cui se uno su quattro ha già oggi più di 65 anni, domani sarà uno su tre.

Punto due: questo sistema è difficilmente sostenibile. La riforma universalistica della sanità risale al 1978, quando le dinamiche erano ben diverse. A 75 anni si era considerati realmente anziani e la popolazione in questa fascia d’età era limitata a meno del 2 per cento del totale. Difficile pensare a un sistema largamente sostenuto da entrate pubbliche, sempre più pesante del resto è l’approccio privatistico. Sarà sempre più rilevante il ruolo dell’assistenza sul territorio e quindi il sostegno domiciliare.

Punto tre: occorre migliorare l’efficienza delle strutture. Il “piccolo è bello” ha le gambe corte. Per una serie di motivi. Occorre ridurre il perso delle strutture burocratiche non operative. Servono sempre più specialità medico-assistenziali, inoltre la piccola struttura ha meno chances nel mercato del lavoro. Occorre quindi trovare il punto di equilibrio tra presenza territoriale ed efficacia operativa.

Punto quattro: é il momento di affinare i meccanismi di finanziamento e partecipazione. Traduzione: occorre adeguare le risorse pubbliche al contesto mutato, fare leva sul volontariato/partecipazione delle famiglie (nel corso del convegno non sono mancati gli esempi in questa direzione), usare al meglio la leva dei lasciti /donazioni, ormai con le inevitabili modalità e tecniche di promozione tipiche di un “mercato competitivo”, che prevede ormai una pluralità di mezzi di finanziamento. Da qui la conseguente necessità di correttezza e trasparenza.

Sono finiti i tempi delle maxi donazioni che resero possibile la nascita di importanti RSA come la stessa Fondazione Molina (le donazioni Veratti, Bizzozero, Molina, Caravatti, Perelli e altre di un lungo elenco) e altre realtà del territorio, ma lo spazio pe un coinvolgimento del territorio continua ad esserci. C’è il forte richiamo della Chiesa varesina, con il prevosto, don Gabriele Gioia che ricorda che “la solidarietà è dimensione della fede”, ma c’è anche la consapevolezza che sanità e assistenza sono le due braccia di un medesimo organismo e di un medesimo movimento. È tempo di prenderne coscienza. Anche con la più consapevole mobilitazione delle risorse (economiche ma non solo) pubbliche e private