Come ogni anno tra la primavera e l’estate torna la stagione della dichiarazione dei redditi e come ogni anno si infittiscono le campagne promozionali per convincere i cittadini a mettere la loro firma per la divisione dell’otto per mille alle diverse confessioni religiose, a scrivere il codice fiscale delle associazioni a cui destinare il cinque mille, a indicare il codice del partito politico a cui destinare il due per mille.
Queste tre possibilità ovviamente non sono alternative, ma possono essere tutte e tre sottoscritte sia che si accetti la dichiarazione precompilata, già disponibile nel sito dell’Agenzia delle entrate, sia che si compili il 730 personalmente o attraverso il commercialista o il Caf.
Ci sono due elementi che le accomuna: in primo luogo il fatto che sono scelte che non comportano nessun onere aggiuntivo per il contribuente e in secondo luogo che consentono di destinare parte del gettito fiscale per finanziare quelle che potremmo chiamare complessivamente opere di solidarietà.
Il modello è nato 41anni fa con la legge del 20 maggio 1985 che ha modificato il finanziamento alla Chiesa cattolica dopo la revisione del Concordato con un sistema che potesse essere esteso anche alle altre confessioni religiose. Vent’anni dopo, nel 2005, è stato istituito in cinque per mille per finanziare il volontariato, la ricerca scientifica e sanitaria, e le attività sociali. Dopo altri dieci anni, nel 2013, è stato creato il due per mille come sistema di finanziamento dei partiti politici.
Nel 2025 sono stati erogati 1,4 miliardi per l’otto per mille delle dichiarazioni del 2021, dichiarazioni firmate da 16.687.453 contribuenti e di questi il 69,51% ha scelto la Chiesa Cattolica, per un importo complessivo superiore al miliardo.
Lo scorso anno 18 milioni di cittadini hanno firmato per il 5 per mille, per un totale teorico di 604 milioni di euro destinati al Terzo settore, teorico perché la legge ha previsto un tetto a 525 milioni togliendo in pratica 79 milioni ai beneficiari. Anche per quest’anno la legge ha previsto un tetto a 610 milioni e tutto lascia credere che ci sarà di nuovo un taglio rispetto al gettito teorico dato la crescita significativa delle entrate fiscali.
Nel complesso è certamente positivo il sistema di attribuzione diretta da parte dei cittadini di una pur piccola, ma significativa parte del gettito fiscale. Una firma è un gesto gratuito di solidarietà e di sostegno a quanti si prodigano nelle più diverse forme a migliorare le relazioni sociali e la qualità della vita di tutti.
Si può ricordare che uno dei padri dell’otto per mille è stato un varesino, il card. Attilio Nicora. Ausiliare di Milano e vescovo di Verona. Nicora ha legato il suo nome alla revisione del Concordato dato che rappresentava la Santa Sede nelle trattative che hanno portato all’istituzione dell’8 per mille. Sul fronte italiano la commissione era guidata da Francesco Margiotta Broglio, romano, professore di diritto ecclesiastico all’Università di Firenze, ma sul fronte “laico” il vero ideatore del sistema è stato Giulio Tremonti, a quell’epoca consulente del presidente del Consiglio Bettino Craxi e non ancora ministro.
Un’ultima annotazione. L’otto per mille costituisce un elemento essenziale per la vita della Chiesa cattolica, per il suo impegno pastorale, ma anche per la sua presenza civile nei più vasti ambiti della solidarietà. È quindi importante firmare e far firmare. Fare il bene non è mai stato così facile.