Editoriale

IL MULIEBRUM

MASSIMO LODI - 15/05/2026

C’è chi vorrebbe tornare alle urne con questa legge elettorale, Rosatellum, e tanto meglio se ne dovesse sortire un pari. Cioè: nessuno con i numeri per essere maggioranza a Camera/Senato, dunque obbligo di ricorrere a un governo trasversale, e perciò scomposizione delle tradizionali alleanze, infine hai visto mai che si saldi l’intesa Pd-Forza Italia e che altri vi partecipino. I centristi di Renzi e Calenda, e perché no il trasformistico M5S, nel passato protagonista di memorabili capriole.

Fantasie? Mica tanto, preso atto d’incontri riservati e convenienze reciproche a far blocco in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel ’29. Un nome circola più di altri, se dovesse trovare attuazione l’idea: quello di Pier Ferdinando Casini, favorito su Walter Veltroni. Intanto i pour parler continuano. Continua anche l’insistenza meloniana (election daje) ad accelerare -giusto temendo simile scenario- sulla riforma della legge che ci porterà a votare nel ’27. Il progetto, chiamato Stabilicum, prevede cancellazione dei collegi uninominali e proporzionale con premio di maggioranza (temperato, se no la Corte costituzionale lo boccia). Il proposito era anche d’inserire il nome del candidato a Chigi nel simbolo di ciascun partito delle coalizioni, ma il niet di Lega e Forza Italia a FdI l’ha fatto rientrare. Nessun premierato surrettizio.

Che percorso avrà lo Stabilicum? Insidioso. A destra sono uniti, ma non al punto da sacrificarsi sull’altare della leader, e senza sottovalutare l’incognita Vannacci. Giorgia dovrà limare assai per tener botta a Salvini e Tajani. Anzi, a Marina Berlusconi, nonostante la Cavaliera smentisca d’appassionarsi al tema. Pare le aggradi zero, questa riforma. E invece di più l’ipotesi d’un pareggio nelle urne, no winner. Come accadde a Bersani nel 2013. Ciò che aprirebbe la strada a un governo istituzionale, di grandi intese, tecnico, win win. E a una maggioranza liberal-moderato-progressista capace di scegliere il successore di Mattarella, oltre che di riequilibrare la rotta del Paese.

Il braccio di ferro intra moenia (sovranisti versus conservatori) è appena cominciato, però non durerà a lungo. Idem il braccio di ferro extra moenia (destra contro sinistra). Crisi internazionali e affanni economici suggeriscono di prepararsi all’eventuale chiusura anticipata di legislatura. Evento cui bisogna farsi trovar pronti, di qua e di là. Ecco perché il tot oggi all’apparenza fantasioso, domani diventerebbe un tot realistico. Lo ha capito Schlein, che si dice abbia nell’agenda incontri-secret sia con Meloni sia con MariBerlu. Le sorti nazionali sono nella disponibilità di tre donne: chissà che non modellino il neo-assetto sistemico tramite un sorprendente Muliebrum.