
L’occasione è ghiotta. Forse anche la sensazione di “giocare in casa”, non solo geograficamente, nei piccoli ma preziosi “Salotti” che stanno diventando appuntamento del sabato mattina, condotti da Mauro della Porta Raffo. L’ex sindaco di Varese Attilio Fontana si presenta a cuore aperto, nella doppia veste di presidente della Regione e di politico di una Lega che lui interpreta con un afflato da liberale federalista che ricorda più il predecessore Maroni del “capitano” Salvini. Non è sempre convincente, ma ci prova. E conquista il pubblico con l’idea che in fondo, quale che sia la maggioranza, il Nord sia sempre lontano dal cuore romano.
Inevitabile parlare di sanità: si appella anche a Milena Gabanelli per ricordare che “l’80-90%” dei passaggi al Pronto Soccorso si potrebbero evitare, ma manca la medicina territoriale, smantellata dalle riforme della Bindi”. La risposta potrebbe essere nelle case di comunità, che però, ammette, non funzionano come dovrebbero “perché i medici di base non ci vanno”. Una scoperta un po’ tardiva, visto che lo si notava già anni fa, come conferma tra i molti il Sole 24 Ore già nel 2024, giornale che non può essere definito antigovernativo.
Il tema caldo è quello delle liste d’attesa: “Ci stiamo lavorando e si sono ridotte e sono migliori della media nazionale”, dice il presidente, che però non commenta sul tema della “riduzione apparente”, generata dall’abitudine di dichiarare le liste “chiuse” con il cosiddetto limbo, in cui inserire i pazienti “in attesa di essere chiamati”, riducendo così nelle statistiche, ma non nella pratica le vere liste d’attesa, con data programmata.
Sollecitazione inevitabile: troppo privato, che infatti si espande, e poco pubblico? Sul tema Fontana non si tira indietro: “Talvolta il pubblico ha contratti più onerosi e in Lombardia i costi delle prestazioni sono più elevati che altrove (ma il ministro Calderoli non sosteneva il contrario? Ndr), e i rimborsi che il fondo nazionale ci riconosce sono anche inferiori alla reale spesa. Comunque se in Regione il privato pesa il 40%, siamo sempre meno del Lazio con il 50% e poco sopra la tanto decantata Emilia Romagna al 35%. Fatto è che in Lombardia trattiamo ogni anno 220-230 mila pazienti da altre regioni, per i quali veniamo pagati con anno di ritardo”. C’è però un punto che il governatore lombardo ammette: “Servono i controlli, anche per evitare che il privato in convenzione si concentri solo sulle prestazioni più redditizie, lasciando al pubblico quelle che fruttano meno”
A parlare di sanità (la voce di gran lunga prevalente nel bilancio regionale), si finisce col parlare di fiscalità. “La Lombardia ha un avanzo fiscale, cioè la differenza di quanto versa allo Stato e quanto ne ottiene, di circa 60 miliardi. Ci potremmo fare due manovre di bilancio, visto che il nostro bilancio è di 37 miliardi (In realtà è di poco meno di 60, ma Fontana cita la parte “non vincolata” da trasferimenti, spese obbligate eccetera, ndr). “Sì, sarei favorevole – e questo era il nostro principio dell’autonomia – a che almeno sulle nostre competenze ci sia un’autonomia fiscale e impositiva”. Citiamo al presidente quanto dichiarato a RMF on line dal suo collega del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, circa la possibilità di meglio remunerare gli operatori sanitari attraverso meccanismi di “premialità”. “Difficile anche perché quella è una Regione a Statuto Speciale. Noi contiamo sulla contribuzione dei frontalieri. Si tratterebbe di 100 euro al mese, meno di un terzo di quanto paga ciascun residente svizzero (a testa, non solo i lavoratori, ndr) per la sua cassa sanitaria, ma i sindacati sono fortemente contrari. Del resto, se c’è una legge dello Stato, non ci sono margini, va applicata. Per il territorio sarebbe una cifra importante. Ma a Roma non sanno nemmeno chi sono i frontalieri”.
Altro tema i trasporti. “Sono varesino e so che potremmo fare treni più veloci per Milano. Ma chi se la sente di sopprimere certe fermate intermedie? Qui ti fanno la rivoluzione”. Curiosamente Fontana nega anche competenze della Regione sull’infrastruttura ferroviaria, quindi sulle linee (binari, stazioni, impianti): “Sono di RFI, quindi dello Stato”, commenta. In realtà FNM, controllata dalla Regione al 57%, è proprietaria e responsabile di diverse centinaia di Km di linee tra cui la Milano-Saronno-Varese Laveno, come del resto conferma la stessa Regione (leggere per credere: “Ferrovie Nord gestisce 331 chilometri di rete e 125 stazioni dislocate nelle province di Milano, Varese, Como, Monza e Brianza, Novara e Brescia”, ). Comunque “anche se fosse materia nostra non avremmo i soldi”).
Su una cosa Fontana è chiaro: Milano si sta “surriscaldando”, rischioso pensare di attirare nuovi Paperoni magari dalle attuali aree di guerra. Ormai i prezzi degli immobili hanno superato quelli di località iconiche europee. “In certe zone di Milano non bastano 20 mila euro al metro quadro”. Difficile anche, ammette, “fare leva sul brand turistico Lombardia, come pure cerchiamo di fare. I brand Milano e Lago di Como sono prevalenti”.
Non manca qualche stoccata sul piano politico e varesino. “La distinzione politico-civico è un po’ stantia. Il centro destra prevale nettamente a Varese alle politiche, alle europee, ma poi perde alle amministrative. Del resto, dieci anni fa un candidato civico c’era, Paolo Orrigoni, ma fu definito solo 15 giorni prima del termine di presentazione delle liste. Troppo poco per farsi conoscere sul territorio. Occorre un candidato definito in tempi utili per essere conosciuto dalla gente. Purtroppo non è una novità”. Qualche preoccupazione veleggia in sala per le evoluzioni neo centrista della famiglia Berlusconi in Forza Italia. Fontana di una cosa è sicuro: “Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se sarà un legge con premio “debole”, sarà più forte la tentazione al passaggio di candidati dal centro-sinistra al centrodestra”. Chissà se si tratta di riferimenti rispettivamente all’area Calenda e ai movimenti in Forza Italia?. Di conseguenza, chiediamo, la contesa all’ultimo voto per conquistare la supremazia con una nuova legge elettorale porterà all’abbraccio con Vannacci? ”Personalmente non andrei a cercare quei voti”. Personalmente, appunto. Il condizionale è d’obbligo.