Hantan è un fiume coreano, non l’ho mai visto dal vivo, in foto sembra anche piacevole ma il suo nome dal 1970 è legato al fatto che nelle sue acque fu isolato per la prima volta un virus che prese il nome di Hantavirus per ricordarne il luogo della scoperta.
Il nome sconosciuto ai più è balzato in questi giorni agli onori della cronaca perché responsabile di una epidemia (anche con decessi) a bordo di una nave da crociera.
C’è tutto quindi per una notizia di cronaca, ambiente confinato (nave), malattia all’inizio ovviamente non conosciuta, diffusione relativamente rapida, contenimento a bordo dei croceristi per evitare il contagio (ma a quanto pare qualcuno è sceso contagiato in Svizzera, Francia e Germania), anche il medico di bordo colpito e grave, poi l’isolamento e la diagnosi finale di infezione da Hantavirus.
Queste infezioni sono trasmesse all’uomo da roditori selvatici e/o domestici, sfociano in malattie di diversa gravità e sono trasmesse tramite l’inalazione di aerosol contaminato da urine, escrementi, saliva degli stessi o in modo meno frequente tramite il morso. Molto più rara la trasmissione tra esseri umani.
Il virus colpisce polmoni e reni con febbri emorragiche che possono essere anche letali.
In realtà ad oggi non vi è un vaccino specifico e nemmeno una cura mirata, ma la diagnosi tempestiva ed un supporto medico spesso sono sufficienti per limitare i danni.
Naturalmente la prevenzione ideale è evitare i roditori e tutto ciò che sta alla base del contagio, in questo caso specifico non è ancora chiaro come sia avvenuta la trasmissione anche perché si parla della possibilità che sia accaduta non tanto a bordo (cosa peraltro possibile visto che i roditori… viaggiano spesso in nave), ma durante una escursione a terra di alcuni passeggeri vicino ad una discarica.
Questi virus a RNA sono poco diffusi in Europa più comuni in Eurasia. Sono diverse famiglie responsabile quindi anche di quadri clinici diversi, nei casi più comuni vi è una perdita vascolare che porta a diminuzione di pressione la cui gravità è davvero ampia potendosi risolvere in pochi giorni od essendo così aggressiva da portare alla morte.
Come sempre in questi casi conta molto la risposta immunitaria del paziente oltre che i fattori genetici più o meno interessati nella battaglia all’emorragia.
In clinica si distinguono 5 fasi dell’infezione: febbrile, ipotensiva, oligurica (scarse urine), poliurica (urine abbondanti) e convalescenza.
Molto vario anche il periodo di incubazione che mediamente è di tre settimane ma variabile da 10 a 6 settimane (questo spiega quindi perché più di un passeggero sia fuggito dalla nave in stato di percepita buona salute). I sintomi all’inizio mimano una semplice influenza quindi febbre più o meno alta, mal di testa, mialgia diffusa nausea, dolori aspecifici in zona lombare o addominale.
Sintomi visivi/oculari sono spesso riportati nella fase acuta dell’infezione.
Alla base delle complicazioni ci sono queste manifestazioni emorragiche visibili delle volte anche a livello della cute (petecchie) o responsabili di epistassi (sangue da naso), ematuria (perdita sangue con urine) eccetera. L’insufficienza renale o multiorgano è la causa più comune di decesso.
La trasmissione da uomo a uomo come detto è rara ed a carico solo del tipo ANDV (Virus delle Ande), la diagnosi certa viene fatta in laboratorio con la rilevazione degli anticorpi prodotti contro il virus.