Cultura

LE PRINCE SCULPTEUR

ENZO AZZONI - 15/05/2026

Scrivo per ricordare anche Luigi Troubetkoy, fratello di Paolo, oggi dimenticato ma figura da non trascurare anche per le interessantissime pagine di memorie familiari che continuò ad appuntare a mano, interrotte purtroppo dalla sua morte. Nella forma originale sono ancora in possesso della mia famiglia, mia moglie Maria Luisa Tacchini è stata erede Troubetzkoy quale nipote della coniuge di Luigi. Avremmo a disposizione molto di più se la loro casa non fosse stata incendiata dalle brigate nere il 24 marzo 1945, un mese prima della fine della seconda guerra mondiale.

Luigi, alla morte del fratello nel 1938, ricevette in eredità soltanto la metà delle sue opere, l’altra parte la recuperò acquistandola dalla seconda moglie e non cedendo alla tentazione del lucro regalò tutta la collezione con documenti, libri e manoscritti e un disco rarissimo con musiche del grande fratello al Museo del Paesaggio di Pallanza come da volontà dell’artista.

Successivamente accaddero cose spiacevoli, i dirigenti del Museo di quel periodo lasciarono i gessi donati in cantine o luoghi inadatti come scrive nel 1976 lo studioso d’arte Paolo Venturoli nell’articolo “Restauro della gipsoteca Troubetzkoy”, contenuto nel libro dedicato all’artista edito dalla Regione Piemonte nel 1990. La pubblicazione parla anche delle opere che, da circa 400 regalate da Luigi, oltre a quelle già in possesso del Museo, presumo una quarantina, si ridussero nel 1990 a poco meno di 340, di un antiquario di Locarno che vendeva gessi a Troubetkoy, e io sono a conoscenza di altre opere finite in possesso di privati perchè i dirigenti di allora forse per cercare di finanziarsi avevano deciso di vendere i gessi e anche altro di cui il Museo era abbondantemente fornito. La vendita presumo possa essere iniziata dopo la morte di Luigi nel 1958, le opere dell’artista erano tenute dal museo, allora, in poca considerazione.

Nel 1972 io con altre 10 persone, tra le quali lo scultore Carlo Manini e altri amici del gruppo fotografi Montefibre, di cui ero responsabile, eravamo stati incaricati dal Comune di Verbania di riorganizzare gli allestimenti del museo che erano in condizioni veramente disastrose, pochi davano importanza alla collezione Troubetzkoy riaperta al pubblico nel 1974.

Ho presentato allora nel periodo estivo una mostra di fotografie dei primi fotografi verbanesi, la mostra offerta da CRAL Montefibre e sistemata nel porticato all’ingresso del museo, rimase aperta quattro mesi, finita la quale mi dimisi causa il licenziamento del custode deciso unitariamente dal Presidente. Mesi più tardi tutte le altre persone lasciarono il Museo, alla fine degli undici incaricati rimase solo il presidente, che così si insediò in pianta stabile, mentre il custode, dializzato con famiglia e figli, morì d’infarto subito dopo il licenziamento e lo sfratto dall’abitazione.

Oggi finalmente il valore di queste opere è stato messo pienamente in luce, il grande Museo d’Orsay di Parigi, celebre per i suoi capolavori dell’impressionismo e del post impressionismo ha aperto dal 30 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 una grande mostra retrospettiva dell’artista verbanese, scultore ma anche pittore intitolata “Le Prince sculpteur”. La mostra ripercorreva la carriera di Troubetzkoy, mettendo in luce sia i suoi famosi ritratti che le sue sculture animaliste.

Paolo Troubetkoy era nato a Intra, figlio di Piotr Petrovich Troubetkoy, di stirpe aristocratica russa, e madre americana, Ada Winans, figlia di un religioso di New York venuta in Italia per perfezionare la sua formazione musicale di cantante.

I due si incontrano a Firenze, allora capitale d’Italia, nel 1863, quando Piotre Petrovich lascia la moglie in Russia per ricoprire un incarico diplomatico. Si sono conosciuti e ritrovati abitanti nella stessa pensione di Firenze, si sono innamorati, decisero di congiunsersi. Da questa unione irregolare nascono tre figli dapprima registrati con il cognome di Stahl, parenti tedeschi della famiglia, Pierre (pittore) nato nel 1864, Paolo (scultore e pittore) nato nel 1866 e Luigi (ingegnere e anche pittore a tarda età) nato nel 1867.

Il divorzio di Piotr dalla moglie russa è documentato dal Tribunale di Pallanza con atto del 3 settembre 1872, oggi depositato all’Archivio di Stato di Verbania. Piotr Troubetkoy, ora non più Stahl Pietro ma Principe Troubetkoy, si sposa con Ada Winans e riconosce i suoi tre figli, a loro volta divenuti Principi. Il matrimonio di Piotr Troubetzkoy, è protocollato oggi nei registri del Comune di Ghiffa, Comune nel quale la famiglia aveva acquistato una villa con un grande terreno circostante, dove Piotr appassionato botanico creerà un giardino molto apprezzato dai competenti.

A Ghiffa con Ranzoni e a Milano Paolo Troubetzkoy si forma e cresce con l’amicizia di Giuseppe Grandi, Tranquillo Cremona, e altri aderenti della “Scapigliatura”, un movimento letterario e artistico anticonformista, lontano da tutte le scuole e accademie, partecipando alle principali manifestazioni artistiche di quel periodo, creando i suoi primi capolavori tra i quali il busto del pittore Giovanni Segantini nel 1896 che conobbe un grande successo.

Nel 1897 Paolo Troubetzkoy, pur conoscendo poco la lingua russa (parlava milanese in casa e francese) accetta un posto di professore di scultura a Mosca, dove modellerà numerosi ritratti dei personaggi dell’aristocrazia, come la Principessa Gagarine e il celebre scrittore Leon Tolstoi

Nel 1900 vince un concorso per un monumento allo Zar Alessandro III, che sorgerà a San Pietroburgo. Il monumento susciterà vive polemiche e sarà inaugurato soltanto nel 1909, in assenza dello scultore che aveva lasciato la Russia da tre anni, nel 1906 e si era trasferito a Parigi.

A Parigi, dove lo scultore era molto noto (aveva ottenuto un grande successo all’esposizione universale del 1900) frequenta l’élite, alloggia in un hotel al bois de Boulogne, la popolarità dello scultore nell’alta società parigina gli procura numerosi ordini di lavoro: Auguste Rodin, Anatole France, George Bernard Shaw, la baronessa Rothschild… sono numerose le personalità che hanno “posato” per lo scultore che amava ritrarre bambini e animali, che lui fervente tutore vegetariano assieme all’amico George Bernard Shaw difende strenuamente con conferenze e opere intitolate “Divoratori di cadaveri” “Come potete mangiarmi” e altro.

A Stoccolma conosce la svedese Elin Sundstrom che sposerà nel 1902, mentre nel 1905 nasce suo figlio Pierre, morto purtroppo nel 1907 dopo una breve malattia.

Nel 1911 e 1912 dapprima soggiorna per qualche mese poi nel 1914 si trasferisce negli Stati Uniti dove era già molto conosciuto per le medaglie dell’esposizione universale del 1883 e dell’Esposizione Internazionale di San Francisco del 1894, qui vive per tutto il periodo della prima guerra mondiale soggiornando nel Middlewest e in California eseguendo numerosi bronzi di danzatrici e soggetti ispirati al Far West seducendo Musei e collezionisti.

Il suo soggiorno americano termina con l’inaugurazione a Los Angeles nel 1920 del monumento a Harrison Gray Otis, Generale dell’Armata Federale e fondatore del giornale Los Angeles Times.

Torna in Europa con la moglie Elin che muore nel 1927. Si risposerà nel 1931 con Rhoda Muriel Marie Somerwell, ma il matrimonio durerà solamente pochi giorni.

Nel 1932 la villa Cà Bianca di Suna diventa la sua residenza principale, ha anche uno studio Parigi, mentre a Milano, Parigi, Londra, organizza esposizioni personali. All’età di 72 anni, colpito da una grande anemia muore a causa di una caduta nella sua casa di Suna.

Scrive mia moglie Maria Luisa Tacchini, alla quale fece un ritratto a 8 mesi, in un articolo dedicato alla Ca Bianca pubblicato sempre su Verbanus 9: “Da tempo rifiutava il cibo. Sente ora un gran freddo, i termosifoni sono riscaldati al massimo, si accendono anche delle stufe. Le pesanti tende di velluto, tirate sulle finestre impediscono che il calore si disperda. D’un tratto un grido, raccapricciante: il principe è caduto sulla “parigina” arroventata. Il tubo gli piomba sulle reni. Sopravvive quattro giorni, tormentato dalle gravi ustioni, Spira senza un lamento il 12 febbraio 1938. Flik, il suo cane, piange come una persona.”

La situazione attuale promette cose meravigliose per la città di Verbania. Le opere di ritorno dalla mostra di Parigi potrebbero essere collocate in uno dei tanti spazi liberi come la villa San Remigio con il giardino restaurato, che accoppiata a Villa Taranto formerebbe una combinazione meravigliosa. La collezione attuale Troubetzkoy si compone quasi esclusivamente di gessi andrebbe completata con delle riproduzioni di quadri dell’artista che le tecniche moderne ci permettono a costi irrisori.

(Foto di Lucia Azzoni)