L’interessante mostra ‘Accessori di classe -complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale’, in essere alla pinacoteca Zust di Rancate, offre varie chiavi di lettura: il rapporto tra individuo e gruppo, tra distinzione e appartenenza; la documentazione degli accessori in voga in un arco di tempo che va dagli anni 30 dell’Ottocento alla grande depressione del Novecento; il rapporto tra arte e arte applicata esplicitata in sculture e dipinti.
Da sempre gli individui cercano di distinguersi dagli altri: per mostrare la propria originalità o il proprio status sociale affinano le proprie capacità con lo studio e l’impegno nell’arte o nella vita civile e lavorativa, oppure puntando sull’esteriorità, l’abbigliamento, lo stile il linguaggio. Ognuno tenta di affermare la propria identità e di essere riconosciuto come individuo unico all’interno della società. La ricerca e l’affermazione dell’io si completa, pur sembrando una contraddizione, in una dichiarazione di appartenenza ad un gruppo e il proprio gruppo che viene messo in antitesi con gli altri gruppi: questo secondo passaggio crea l’appartenenza sociale. Un successivo passaggio avviene quando all’interno del proprio gruppo di appartenenza, che attesta lo status sociale, per ogni individuo si crea un ulteriore desiderio di distinzione dagli altri membri del medesimo gruppo: gli accessori nella loro diversificazione sono un mezzo di questa distinzione, perché da simbolo di appartenenza al gruppo, nelle loro declinazioni diventano strumento di distinzione all’interno del gruppo stesso.
Quindi, per esempio, l’uso del cappello nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento indica l’appartenenza di una signora allo status ‘borghese’, ma ciascuna signora borghese vuole distinguersi dalle altre signore e si avvale del cappellino o dell’ombrellino o dei guanti strumenti di emulazione ed ammirazione, mezzi per definire identità e livello di possibilità economica.
La mostra documenta tutto questo in vetrine colme di cappelli, borse ventagli, guanti, bastoni, ombrelli, scarpe…
Sono esposti ventagli, usati non solo per rinfrescarsi dal caldo: sono strumenti di seduzione, con stecche di avorio o madreperla, con preziose riproduzioni dipinte su sete, con piume di cigno, struzzo, marabù, Le borsette da sera sono accanto a cappelliere bauletti, borse da viaggio; guanti, perché l’etichetta impone che una vera signora non esca senza indossarli, e sono lunghi e corti, da sera e da giorno, utili a proteggersi dal freddo ma soprattutto strumento di lusso per i materiali pizzo seta velluto e pelliccia; di sicuro interesse i bastoni da sostegno da lavoro da passeggio con artistiche impugnature realizzate con materiali preziosi: esemplari quelli ‘a sistema’ in cui micro-vani nascosti contengono oggetti per dipingere o per cucire; fazzoletti e fazzolettini da taschino o da ballo; ombrelli parapioggia e soprattutto ombrellini para-sole perché una vera signora ha pelle pallida e rosea anche d’estate – la pelle abbronzata indica le lavoratrici dei campi! Tutti oggetti originali d’epoca.
Un’ampia sezione è dedicata ai cappelli; ci sono i copricapo maschili: bombette e cilindri da indossare in divisa militare, o con abiti di rappresentanza o da cerimonia, accanto alle pagliette estive; di seguito sono collocati i cappellini femminili che generano stupore per la ricchezza di decorazioni e di colori, per i materiali usati pelliccia, velluto seta feltro crepe, paglia e per i nastri fettucce ruches, piume e fiori che li adornano: ci sono copricapi con falde larghissime, capote ottocentesche, colbacchi e pagliette; una sala è riservata agli strumenti e agli attrezzi utilizzati in Val Onsernone per realizzarli.
A complemento dell’esposizione una serie di manifesti pubblicitari cataloghi e riviste di moda.
Sono una sessantina le sculture e i dipinti in cui gli accessori stessi vengono rappresentati da Balla, Franzoni, Corcos, Signorini, Mosè Bianchi, Pasta, Luigi Rossi… In ‘Una ricreazione alle Cascine di Firenze’ Michele Todesco ritrae signore borghesi che indossano la ‘capote’ e i guanti e si riparano con i parasole. La ‘Signora con cappello’ di Amedeo Bocchi e ‘ L’attesa’ di Enrico Lionne sono i ritratti di signore che indossano cappelli con falde larghissime com’era di moda all’inizio del XX secolo. La signora Alvear svela, per mano di Giovanni Boldini in ‘Ritratto di Josefina Alvear de Errázuriz,’ di possedere un copricapo mirabolante per l’abbondanza di piume, che la rendono persona da ammirare, e invidiare- ; Vittorio Matteo Corcos dipinge la bombetta sul capo di Yorick in’ Ritratto di Yorick ed Eliseo Sala, la paglietta sul capo di Silvestri in ‘Ritratto di Carlo Silvestri’.
ACCESSORI DI CLASSE
Complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale 1830-1930
Pinacoteca Züst, Rancate –CH
Fino al 22 febbraio 2026







