(S)Chiudevamo la scorsa apologia con un tono pessimistico, peggiorando anche il TE DEUM PARADOSSALE di fine anno. Il pensiero della Chiesa è ben differente?
(O)Sì, ma non di un ottimismo di maniera; nasce dalla consapevolezza del limite e del peccato, ma si nutre della speranza di orientare il pensiero e l’azione dell’umanità in una direzione più vera. Ricordo l’esordio di Delpini nel discorso di S. Ambrogio: “L’impressione del crollo imminente di una civiltà, della rovina disastrosa di una città segna non raramente anche la storia di Milano. Possiamo riconoscere segni preoccupanti e minacce di crollo e possiamo domandarci: veramente il declino della nostra civiltà è un destino segnato? Ci sarà una ripresa di gusto per costruire, una volontà di aggiustare il mondo, un farsi avanti di uomini e donne capaci e desiderosi di sognare, di operare, di contribuire a una vita migliore per la casa comune?
Per Ambrogio ciò che caratterizza i cristiani è proprio la decisione di porre Gesù, Figlio di Dio e Signore del cielo e della terra, come fondamento per una costruzione che non solo sappia resistere alle tempeste ma possa anche trovare nuova vitalità, serenità, speranza”.
(C)Ambrogio è una figura proprio significativa: funzionario politico di altissimo grado è chiamato da una voce di bambino all’episcopato, sa intervenire con mano ferma e mente lucida nelle controversie politiche e religiose del tempo, mettendo in riga gli imperatori stessi, in questioni religiose, contrastando la loro preferenza per l’eresia ariana, e politiche, condannando la strage di Tessalonica, opera del cristiano Teodosio. Ma non dovette affrontare, come Agostino, la rovina di Roma, saccheggiata dai barbari. Il discepolo di Agostino, Leone XIV, ne riprende l’accento nel discorso ai diplomatici: “Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. – La Città di Dio non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista.
(O)In questo discorso approfondisce il grido lanciato nel Messaggio per la Pace: “Si tratta di un’esigenza che i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere in modo unico e privilegiato, ma che per molte vie sa aprirsi un varco nel cuore di ogni essere umano. La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto”
(S)Parlando ai diplomatici, passa anche ad un’analisi documentata del presente: “Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé…ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile.”
(C) Notiamo che si si riferisce in particolare al diritto umanitario, “il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici.”. Grande è la preoccupazione per la limitazione della libertà religiosa, che pensa “sia ritenuta in molti contesti più come un privilegio o una concessione, piuttosto che un diritto umano fondamentale,- ma più importante ancora è il pensiero finale,- Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio ‘corto circuito’ dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità.”
(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante