Opinioni

FOTO DA BRUCIARE

GIOIA GENTILE - 16/01/2026

Mi perdonerete se ciò che scrivo – oggi, 11 gennaio – nasce più dal sentimento che dalla ragione. Il fatto è che non posso guardare senza soffrire le immagini che vengono dall’Iran. Ho amato quella terra e i suoi abitanti. Ho ancora nel cuore i sorrisi delle studentesse di arte che si fecero fotografare con noi davanti alla Moschea dello Sceicco a Esfahan, e lo sguardo pieno di entusiasmo e di speranza della ragazza che volle parlare con me perché studiava italiano. Ricordo l’orgoglio con cui la guida – un giovane studioso che parlava benissimo la nostra lingua, pur avendola imparata da solo – ci raccontava dell’antica Persia, che gli offriva modelli di vita e di pensiero molto più attraenti di quelli della sua realtà.

Ricordo anche benissimo quando, nel 1979, il potere dello Shah fu abbattuto e l’ayatollah Khomeini ritornò in Iran dopo anni di esilio: lo rivedo, sulla scaletta dell’aereo che lo riportò da Parigi a Teheran, accolto da una folla in delirio: era finita la modernizzazione forzata imposta dallo Shah, l’occidentalizzazione che molti non capivano e non apprezzavano; soprattutto sembrava fossero finite la povertà di cui tanti soffrivano – nonostante la ricchezza del Paese – e la repressione politica che il regime attuava per mezzo della SAVAK, la polizia segreta. Anch’io avevo gioito, da sprovveduta, pensando che gli Iraniani avevano scelto la forma di governo che desideravano e che, quindi, avrebbero potuto vivere liberi. E invece fu peggio di prima.

Vedere le immagini delle strade iraniane invase da una folla di dimostranti mi riempie di ammirazione per il coraggio che quelle persone stanno dimostrando e in cuor mio le incito a non cedere. D’altro canto, però, non sopporto le notizie delle uccisioni, degli arresti, delle minacce di condanne a morte. E spero solo che tutto finisca con l’abbattimento del regime degli ayatollah. Non m’importa, al momento, per opera di chi: mi importa solo che quelle persone riescano a godere della grande ricchezza del loro Paese, che possano camminare per strada vestite come preferiscono, che possano baciarsi liberamente in pubblico, che le donne possano accendersi una sigaretta per fumarla e non perché ci sono foto di tiranni da bruciare.