In un’epoca in cui la scienza è spesso percepita come distante, tecnica e riservata agli addetti ai lavori, la IBSA Foundation per la ricerca scientifica si distingue come un laboratorio di idee capace di ripensare il rapporto tra conoscenza, società e benessere. Nata con l’obiettivo di promuovere una scienza responsabile e accessibile, la Fondazione non si limita a sostenere la ricerca biomedica, ma investe in modo strutturale nella cultura scientifica, nella formazione dei giovani ricercatori e nel dialogo interdisciplinare. È proprio questa visione ampia e inclusiva a renderla un unicum nel panorama delle fondazioni che operano nel campo della salute: per IBSA Foundation, infatti, la scienza non è solo un insieme di dati e sperimentazioni, ma un bene comune che deve essere compreso, condiviso e vissuto. Tra i progetti più innovativi spicca Cultura e Salute, un ciclo di conferenze organizzate in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana che offre un programma che intreccia scienza, arte, filosofia e storia per rendere i temi della salute più vicini alle persone. Un approccio pionieristico che parte da un presupposto semplice ma rivoluzionario: la salute non è solo una questione biologica, ma un’esperienza culturale, emotiva e sociale. Attraverso eventi, pubblicazioni, percorsi formativi e iniziative di divulgazione, la Fondazione lavora per rafforzare la health literacy, ovvero la capacità dei cittadini di orientarsi tra informazioni scientifiche e sanitarie, contrastando disinformazione e sfiducia. In questa intervista, la dottoressa Silvia Misiti, direttrice della IBSA Foundation per la ricerca scientifica, racconta come la generosità, il volontariato e la filantropia possano diventare veri e propri fattori di benessere psicologico e fisico, fino a configurarsi come una possibile “terapia sociale” per il futuro. Un dialogo che mostra come investire in conoscenza, cultura e solidarietà non sia solo un gesto etico, ma una strategia concreta per costruire comunità più sane, coese e resilienti.
Qual è la missione principale della IBSA Foundation e in che modo si distingue dalle altre fondazioni che operano nel campo della salute?
La IBSA Foundation per la ricerca scientifica ha come missione principale la promozione di una scienza responsabile, accessibile e orientata al miglioramento della qualità della vita. Si distingue da molte altre fondazioni perché non si limita a finanziare la ricerca biomedica, ma investe in modo strutturale nella cultura scientifica, nella formazione dei giovani ricercatori e nel dialogo tra scienza e società. Un tratto distintivo che la caratterizza è l’attenzione all’interdisciplinarità (scienza, etica, cultura, arte) e al concetto di conoscenza come bene comune, non riservato agli addetti ai lavori.
In che modo la IBSA Foundation promuove la cultura scientifica e la divulgazione, rendendo la ricerca accessibile anche al grande pubblico?
La Fondazione opera su più livelli: divulgazione scientifica con eventi, conferenze e pubblicazioni pensate anche per non specialisti, educazione e formazione attraverso borse di studio e programmi di supporto ai giovani scienziati. Inoltre, promuove progetti culturali che uniscono scienza, filosofia, arte e storia, rendendo i temi scientifici più comprensibili e coinvolgenti.
Il Focus sulla health literacy è la capacità delle persone di comprendere informazioni scientifiche e sanitarie per compiere scelte consapevoli.
Questo approccio riduce la distanza tra ricerca e cittadinanza, contrastando disinformazione e sfiducia verso la scienza.
Esistono evidenze scientifiche che dimostrano come la pratica della generosità, ad esempio attraverso le attività di volontariato, possa migliorare il benessere psicologico delle persone?
Sì, certamente. Numerosi studi in ambito psicologico e neuroscientifico mostrano che comportamenti prosociali come il volontariato, l’altruismo e la generosità sono associati a: riduzione di stress, ansia e sintomi depressivi; aumento del senso di significato e di autoefficacia; miglioramento dell’umore e della soddisfazione di vita.
Dal punto di vista neurobiologico, gli atti di generosità attivano circuiti cerebrali legati alla ricompensa e al rilascio di neurotrasmettitori come dopamina e ossitocina, che favoriscono benessere emotivo e connessione sociale.
Può spiegare come il sostegno agli altri abbia effetti positivi anche sulla salute fisica, ad esempio sul sistema immunitario o cardiovascolare?
Il legame tra altruismo e salute fisica è mediato soprattutto dalla riduzione dello stress cronico.
Gli effetti positivi che si riscontrano sul sistema cardiovascolare sono anzitutto: livelli più bassi di stress e di infiammazione, associati a una minore incidenza di ipertensione e malattie cardiache.
Per quanto riguarda il sistema immunitario va notato che il benessere psicologico favorisce una migliore risposta immunitaria.
Gli effetti positivi sulla salute fisica si riscontrano anche nel tempo: studi longitudinali indicano che chi svolge attività di volontariato regolare presenta un rischio di mortalità inferiore rispetto a chi non si dedica a simili attività.
In sostanza, aiutare gli altri contribuisce a creare un equilibrio psicofisico che protegge l’organismo nel lungo periodo.
Secondo la sua esperienza, la filantropia può contribuire a creare più sane e coese, con benefici tangibili per la salute collettiva?
Assolutamente sì. La filantropia rafforza il capitale sociale, cioè la fiducia, la cooperazione e anche il senso di appartenenza riducendo disuguaglianze e marginalizzazione.
Prevenzione, grazie a investimenti in educazione, salute e cultura insieme a comunità più coese mostrano migliori indicatori di salute collettiva, minore isolamento sociale e una maggiore capacità di affrontare crisi sanitarie e sociali.
Guardando al futuro, come pensa che la promozione della filantropia possa diventare una vera e propria “terapia sociale” per la salute globale?
Nel futuro, la filantropia potrà essere considerata una vera “terapia sociale” se integrata in modo sistemico con politiche sanitarie, educative e culturali. Promuovere solidarietà, responsabilità condivisa e partecipazione attiva significa agire sui determinanti sociali della salute, che oggi sappiamo essere cruciali quanto i fattori biologici. Fondazioni come IBSA Foundation mostrano che investire in conoscenza, generosità e cultura scientifica non è solo un atto etico, ma una strategia concreta di promozione della salute globale.
Silvia Misiti, medico e ricercatrice, dirige la IBSA Foundation per la ricerca scientifica, realtà impegnata nella divulgazione e nel sostegno della cultura scientifica a livello internazionale. Parallelamente ricopre il ruolo di Head of Corporate Communication del gruppo farmaceutico IBSA, dove coordina strategie di comunicazione istituzionale e progetti che uniscono scienza, arte e sostenibilità. In questa intervista rilasciata a RMF approfondiamo la sua visione sul rapporto tra ricerca, cultura e impatto sociale.