Pennsylvania Avenue

IL COMPRATORE

FRANCO FERRARO - 16/01/2026

Tennesse Williams diceva spesso: “Ci sono soltanto due specie di uomini: quelli che si fanno comprare e quelli che li comprano”. Lo confermano i giorni di questo nostro mondo impazzito, lo conferma – da sempre – la Storia. E questi giorni aggiornano la Storia. C’è un compratore in più: Donald Trump. La vicenda è arcinota: il presidente Usa ha aperto il portafogli del Paese per offrire fino a 100mila dollari a ogni cittadino della Groenlandia. Obiettivo? Convincerli a dire addio alla Danimarca e gettarsi tra le braccia dell’America. C’è chi ha parlato di corteggiamento. Un termine che non sembra aderire alla realtà. Anche se vale la pena ricordare che il tycoon, prima della proposta d’acquisto, aveva ventilato l’ipotesi di un intervento militare.

A spegnere le velleità belliche del suo capo ci ha pensato il Segretario di Stato Marco Rubio: meglio i dollari delle armi. Già nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump aveva palesato l’intenzione di acquistare l’isola artica dalla Danimarca. Oggi ci riprova ribadendo un concetto che non si può contestare: “La Groenlandia ci serve per ragioni di sicurezza”. Nelle acque che la circondano le navi russe e cinesi non si contano: un via vai che non piace al presidente, una presenza costante quanto inquietante. E anche questo ci sta. È però vero che gli Stati Uniti nell’isola ci sono già, e non con un carretto di street food: hanno la base di Pituffik (l’ex Thule), che ospita sistemi radar deputati alla difesa missilistica. Una postazione cruciale, stategica, solida. E verità vuole che sia il parlamento della Groenlandia che il Governo della Danimarca si sono dichiarati disponibili ad accettare un aumento della presenza militare americana. Ma questo a Trump non basta. Ha spiegato (ancora una volta la tesi è inattaccabile): “Credo che avere la Groenlandia sia psicologicamente necessario per il successo. Penso che la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione. La proprietà offre elementi che non si possono avere semplicemente firmando un documento”.

Trump è assai pratico, lo sappiamo. Ma al momento il suo dinamismo cozza con la posizione di chi guida l’isola: “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi”. In sintesi: nessuna cifra può comprare la sovranità. Ma Washington insiste: una Groenlandia indipendente sarebbe vulnerabile di fronte a un pressing militare di Russia e Cina. La premier danese Mette Frederiksen è stata esplicita: “Se gli Stati Uniti dovessero attaccare militarmente un altro Paese NATO, allora tutto si fermerebbe, compresa la NATO stessa”. Parole forti ma che non sembrano turbare il sonno di Trump né scalfire il suo ego, ulteriormente corroborato dal blitz in Venezuela per arrestare Nicholas Maduro. In chiusura facciamo due conti: la Groenlandia conta circa 56.000 abitanti, che vivono principalmente lungo la costa meridionale. Per “comprarli” Trump è pronto a mettere sul…ghiaccio una cifra vicina a 6 miliardi di dollari. Bruscolini, se si pensa che il valore delle risorse minerarie dell’isola è valutato intorno ai 186 miliardi. Per il capo della Casa Bianca l’acquisto della Groenlandia sarebbe “essenzialmente una grande operazione immobiliare”. L’ultima volta che abbiamo sentito parlare Trump di “operazione immobiliare” risale a un anno fa circa: si riferiva alla cosiddetta “Gaza Riviera”, ovvero trasformare la Striscia in un lungo resort di lusso, la Riviera del Medio Oriente, appunto. Ma questa è un’altra Storia.