Cultura

IL LIBRONE BLU

SERGIO REDAELLI - 16/01/2026

1927, Costantino Del Frate è il secondo in alto a sinistra, dietro a Lodovico Pogliaghi

Il 9 marzo 1986, alcuni giorni dopo la morte del sacerdote novantenne Costantino Del Frate avvenuta nella casa di riposo S. Giuseppe a Varese, la Prealpina pubblicò un delicato omaggio del professor Silvano Colombo, allora direttore della biblioteca comunale e dei musei civici di Villa Mirabello: “Don Costantino mi perdonerà se non parlo proprio di lui, che non ho conosciuto, ma di quel suo libro che meritatamente l’ha reso famoso tra di noi, S. Maria del Monte sopra Varese. Quel librone rilegato, color blu Madonna, mi accompagna da ormai tanti anni, da quando, bambino, mio nonno me lo additava tra i numerosi che aveva raccolto di storia e di arte locale e me lo sfogliava come si trattasse delle raccolte del Corrierino dei Piccoli…”.

A distanza di quarant’anni dalla scomparsa dell’autore, S. Maria del Monte sopra Varese resta uno dei libri più apprezzati sul complesso religioso e artistico destinato a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2003. “Un libro dal vago sapore di chiesa e di storia raccontata davanti al camino, mista di devozione e di leggenda”, aggiunge Colombo con un tocco di romanticismo. Pubblicato nel 1933 con la prefazione del senatore del Regno Corrado Ricci e tirato in tremila copie, il volume si articola in 210 pagine illustrate con oltre 300 riproduzioni in rotocalco ricavate da fotografie inedite scattate dall’autore e 175 tavole fuori testo. Un libro moderno per la ricchezza delle fonti, per la precisione delle descrizioni e la fluidità del racconto.

Costantino Del Frate nasce a Milano l’11 dicembre 1896, entra in seminario dopo la terza ginnasio e svolge il servizio militare durante la Prima guerra mondiale in provincia di Vicenza, nelle retrovie. È addetto ai servizi sedentari come attendente del cappellano militare. Rientrato in seminario a Monza dopo la guerra, completa gli studi liceali ottenendo l’esonero dal greco e dalla trigonometria. A Milano studia teologia ed è ordinato sacerdote il 19 settembre 1925. Arriva a S. Maria del Monte l’anno successivo, dopo aver trascorso una breve esperienza nella parrocchia di Sedriano. È un prete iperattivo, ama l’arte e coltiva l’hobby di scrivere. Al Sacro Monte è viceparroco dal 1926 al 1936.

Una rara foto lo ritrae nel 1927. Don Costantino sorride in bianco e nero nello scatto che immortala la visita del cardinale di Pisa Pietro Maffi nella casa-museo di Lodovico Pogliaghi a S. Maria del Monte. Con il porporato e il giovane sacerdote, si distinguono l’arciprete quasi omonimo Angelo del Frate, suo lontano parente, seduto accanto al cardinale e il mingherlino Pogliaghi, padrone di casa. Don Costantino mette a frutto gli anni trascorsi al Sacro Monte pubblicando il suo bel libro nel 1933, tre anni prima di essere destinato ad altra sede. Lascia il borgo nel 1936 e la sera del 4 febbraio giunge al santuario della Madonna della Fontana a Locate Triulzi, accolto dalla popolazione con festeggiamenti e grida di evviva, scampanio e luminarie.

Vi rimane fino al 5 settembre dell’anno successivo impegnandosi a fondo per ridare vita spirituale a un santuario che, lo ripete più volte, è “spento e desolato” dopo l’abbandono dell’ultima comunità religiosa nel 1799. Da oltre un secolo la chiesa versa in condizioni di degrado perché non si trova un prete che la mantenga in funzione. Dopo Rozzano, si trasferisce nel 1942 nella residenza ospedaliera di Cuggiono, nel 1946 alla Santissima Trinità di Milano, nel 1960 in S. Pietro ai Pellegrini sempre a Milano. Nel 1983 è nella sede di via Griffi 5 della basilica di S. Vittore a Varese. Gli anni passano e trascorre gli ultimi mesi nella Casa S. Giuseppe dopo avere provato il grande dolore della perdita della sorella che lo aveva seguito lungo tutta la vita.

Don Costantino muore il primo febbraio 1986, compianto dal cardinale di Milano Giovanni Colombo in un’accorata lettera indirizzata a monsignor Riccardo Pezzoni, prevosto di Varese: “Il mio animo è sorpreso da mesto sgomento essendogli stato vicino per anno di ordinazione presbiterale e per cordiale amicizia”. Nell’omaggio pubblicato sulla Prealpina pochi giorni dopo, il professor Colombo ne riconosce i meriti: “Con ben 350 soggetti serviti per illustrare il suo librone, il sacerdote ha realizzato una campagna fotografica ante litteram, si direbbe oggi, di grande importanza perché ci testimonia, con vedute opportune, lo stato di quella Fabbrica appena rimessa a nuovo. Una documentazione di confronto per noi che adesso (nel 1986) vediamo rinnovarsi l’impegno della conservazione di quelle Cappelle”.