
Il Piano di Governo del Territorio del Comune di Varese, attualmente in pubblica consultazione, presenta un limite strutturale evidente: la mancanza di una visione strategica unitaria e riconoscibile per lo sviluppo della città. Non si tratta di una critica ideologica, ma di una valutazione che nasce dall’analisi complessiva del documento.
Un primo elemento di debolezza riguarda l’assenza di chiarezza sui progetti strategici già definiti. Il PGT non esplicita quali scelte siano ormai vincolate da atti e contratti pregressi e quali invece ancora oggetto di pianificazione. È il caso, ad esempio, delle decisioni assunte dalla precedente amministrazione che individuavano nella Fondazione Marchesi un soggetto centrale per il futuro di Varese. Anche non condividendo tali scelte, esse avrebbero dovuto essere dichiarate con maggiore trasparenza, per garantire coerenza e leggibilità all’impianto del Piano.
Un secondo nodo riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale. Il territorio varesino è caratterizzato da bellezze paesaggistiche di valore straordinario – dal Lago di Varese al Sacro Monte, dalle aree agricole alle zone collinari – che il PGT sembra considerare più come vincolo che come risorsa strategica. Il pubblico godimento del paesaggio, nel rispetto della sostenibilità ambientale, dovrebbe invece rappresentare uno degli assi portanti della pianificazione urbana.
Analoga debolezza emerge sul fronte del patrimonio storico e culturale. Il territorio provinciale è interessato da quattro siti UNESCO, uno dei quali ricade nel Comune di Varese. Il PGT non valorizza adeguatamente questa condizione, né promuove un dialogo strutturato tra i soggetti referenti dei siti, né investe in percorsi formativi rivolti alle giovani generazioni, indispensabili per una gestione consapevole e innovativa di un patrimonio riconosciuto a livello internazionale.
Anche il tema dei quartieri resta irrisolto. Ogni ambito urbano avrebbe bisogno di indirizzi chiari, coerenti con la propria identità e funzione. Nel PGT, invece, manca un’idea guida capace di orientare lo sviluppo dei diversi quartieri in modo riconoscibile.
Particolarmente rilevante è poi la sottovalutazione del ruolo dell’Università dell’Insubria. Se Varese vuole rafforzarsi dal punto di vista culturale ed economico, l’università deve essere considerata un elemento strutturale dello sviluppo urbano. In questo senso, il progetto – positivo – delle residenze universitarie andrebbe sostenuto esplicitamente come strumento di coesione sociale e rigenerazione urbana.
Infine, il PGT richiama genericamente la partecipazione e la sensibilizzazione sui temi ambientali e culturali, ma senza indicare strumenti, soggetti e modalità operative. Non può non destare perplessità il fatto che, nonostante ripetute comunicazioni formali, si sia scelto di non coinvolgere più Varese Europea, associazione nata proprio per favorire partecipazione, formazione e dialogo su questi temi, e votata più volte anni fa in Consiglio comunale in modo bipartisan.
Il PGT non può ridursi a un “regolamento edilizio evoluto”. Deve essere uno strumento strategico, capace di governare le trasformazioni urbane mettendo in relazione tutela del patrimonio storico e paesaggistico, politiche culturali e formative, università e accoglienza degli studenti. L’approccio critico qui espresso non è pregiudizialmente oppositivo, ma orientato a chiedere che il Piano assolva pienamente al proprio ruolo, nel rispetto dell’identità e del futuro della città di Varese.