Politica

VARESE-SFOGLIA

SANDRO FRIGERIO - 16/01/2026

Il vice-capogruppo leghista, Stefano Angei, ha presentato alla vigilia di Natale una curiosa richiesta: istituire contributi per le nuove imprese locali, per quelle declinate al femminile, per quelle più innovative? Niente di questo, ma un riconoscimento, niente meno che per “un prodotto della tradizione e dell’eccellenza varesina”, ovvero… il cammello di pasta sfoglia.

Il siparietto è partito quando, dopo giorni di sciabolate, la risposta è venuta dall’assessore Enzo Laforgia, assessore non alle attività produttive, ma alla Cultura. Docente e storico, con all’attivo un recentissimo libro sull’alimentazione ai tempi del fascismo, Laforgia ha spiazzato gli interlocutori con un colpo di fioretto. Ovvero con un parere favorevole per ragioni storiche. “il cammello? Un ottimo esempio di contaminazione cultural-alimentare, che trae le sue origini nel Sud della Francia del Duecento….”. Tanto bastava per portare il consigliere leghista ad un imbarazzato “grazie, ma il cammello varesino resta varesino”.

Se il cammello resta una distrazione da feste natalizie. Una domanda assi più importante si pone. Il territorio a lungo famoso per gli aerei, i frigoriferi e le cucine, i cotonifici, le motociclette, gli interruttori dei tempi del boom demografico e per le sue scarpe, oggi a che cosa punta?

La manifattura ha ancora un peso superiore a quello di ogni altra provincia lombarda, ma gli esprti ci insegnano che ad essere vincenti sono le filiere. E da noi più che di filiera si può parlare del macro settore) della Difesa, concentrato in una Leonardo piglia tutto, che si è sovrapporta a storici nomi (Aermacchi, Agusta, Siai, Caproni). Basterà?

Per ora ci accontentiamo delle previsioni per il 2026. CGIA Mestre, uno dei più vivaci osservatori economici, proprio la prima settimana dell’anno ha reso note le previsioni regionali e provinciali per crescita del PIL, cioè la ricchezza prodotta: Varese è indicata come la provincia più dinamica. Intendiamoci, siamo sullo “zero virgola”, perché a fronte di un progressione dello 0,7% nazionale, Varese crescerebbe dell’1,0%, un capello più di Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90)- Peserebbero favorevolmente le solite ragioni: vicinanza con la Svizzera e con Milano. Aggiungiamo che con questi numeri, pur modesti, andare a chiedere una ZES (Zona Economica Speciale), nemmeno fossimo profondo Sud, è suona un po’ imbarazzante, ma il ministro dell’economia è il varesino Giorgetti, e quindi tutto è possibile. Specie in un anno pre-elettorale

Va segnalato che anche nel 2025, solo tre province (Firenze, Venezia, Modena) erano riuscite a fare leggermente meglio di Varese (+0,79%), secondo stime ancora provvisorie CGIA / Prometeia. Non proprio uno sprint, ma meglio di altri: la Difesa continua a “tirare”, vien da pensare. Altri sono i segnali poco tranquillizzanti. La ex “Provincia Ricca” è solo al 35 esimo posto per PIL pro-capite tra le province italiane. Come dire: la ricchezza c’è, ma è quella pregressa. Ancor più indietro è nel ranking per “Fermento Imprenditoriale” (solo 54 esima nel 2024), nell’Innovazione (76), per numero delle Start-up (33esima in assoluto, ma solo 84 esima rispetto al totale delle aziende)

I primi 25 anni del nuovo secolo si sono appena conclusi con vistosi passi indietro e marchi (non solo industriali), spariti, ridotti o trasferiti. Anche lo sport riflette, nel contesto regionale e nazionale, questo appannamento. Sorge la domanda: il secondo quarto di secolo, che comincia quest’anno, che cosa saprà mettere sul tavolo? I periodi di grande cambiamento tecnologico e di mercato sono momenti di crisi per attori del passato (un esempio: tornano le preoccupazioni per Beko) ma sono al contempo l’occasione perché il nuovo emerga. Per chi ne saprà approfittare. Nell’anno in cui a Varese vedrà la luce il nuovo strumento di pianificazione, ovvero (Il PGT, o Piano di Gestione Territoriale), potremo cercare eccellenze che non siano solo di pasta sfoglia?