A consuntivo di tre settimane speciali, possiamo tirare le fila di come la tivù ha trattato l’avvicendarsi dei due Papi in Vaticano.
La scomparsa di Francesco, il giorno dell’Angelo, ha immediatamente condizionato i palinsesti, che hanno fatto a gara per contendersi religiosi, teologi, studiosi di cose Vaticane con cui riempire ore e ore di dirette per analizzare l’accaduto.
Il giorno dell’emozione, i funerali in San Pietro, hanno proposto nel mezzo di un rito antico, affascinante ed emozionante come il funerale di un Pontefice, il tocco glam dei potenti accostati sulle sedie, minuscoli tra il grande colonnato. E il pubblico a casa aguzzava la vista per scorgere i dettagli di stile. Il Vangelo sfogliato dal vento, che, come per Francesco, aveva già fatto la sua comparsa in morte di Giovanni Paolo II, non ha goduto televisivamente della stessa forza evocativa: per quanto suggestivo, è suonato come déjà-vu.
Per giorni la tv si è interrogata sul supposto errore di ortografia sulla grande lapide in pietra di lavagna della tomba di Bergoglio in Santa Maria Maggiore, mentre a reti unificate i talk riversavano nelle case degli italiani fiumi di aneddoti sul conclave, dalle spigolature più salaci relative al basso medioevo a quelle più composte dei tempi nostri, dove a far discutere non sono più le ricche portate servite ai porporati votanti, ma gli interrogativi su quale mozzetta avrebbe sfoggiato il nuovo Papa all’affacciarsi dalla Loggia delle Benedizioni.
E mentre le conduttrici in nero e i conduttori composti azzardavano spericolate traduzioni dal latino colte qua e la nelle messe solenni, mescolate alle trivialissime “quotazioni dei bookmakers” su quale cavallo sarebbe risultato vincente, è emerso in tutta la sua forza il potere dei social, con i suoi meme dissacranti, spesso indistinguibili dal vero grazie all’intelligenza artificiale che anche sul Conclave, come su tutto il resto dell’informazione, getta ombre sempre più lunghe e sinistre.
Alla fine, poco dopo le 18 dell’8 maggio, con perfetto tempismo, anzi un po’ in anticipo sull’ora del TG di prima serata, ecco Papa Leone XIV alla prova dell’affaccio. Impietosi i confronti con i celebri precedenti (“se mi sbaglio mi corrigerete”, oppure “fratelli e sorelle, buonasera!”) prontamente resuscitati dagli archivi televisivi, così come immediate sono state le trasmissioni chilometriche votate alla scoperta del filmato inedito (ancora una volta, preso dai social…) del nuovo Papa che da semplice cardinale andava in bicicletta, o scherzava con il bambino per strada. Scoop! Esclusivo!
Per non parlare della caccia al parente, vero o falso, verosimile o poco plausibile che sia: per Papa Prevost nel giro di poche ore era stato tracciato un albero genealogico che nemmeno la regina Elisabetta, in grado abbracciare la Liguria e New Orleans, passando per le Marche e il Perù.
Alla fine, ci ha pensato proprio lui, il Papa, incontrando i media in aula Paolo VI lunedì scorso, a dire una parola di verità a chi fa comunicazione in questi tempi confusi e spietati: “Disarmiamo le parole, scegliete una comunicazione di pace”. Le sue parole sono state accolte da un bell’applauso, almeno fino alle 10 della mattina del giorno dopo, alla pubblicazione dei dati d’ascolto.
A proposito: il primo Regina Coeli del nuovo Papa ha fatto oltre il 36% di share, domenica 11 maggio. Tantissimo, ma comunque meno di Sanremo: sarà il segno dei tempi?