Attualità

FARSI PICCOLI

PIETRO CARLETTI - 16/05/2025

Domenica 11 maggio una folla di oltre centomila persone ha acclamato Papa Leone XIV in occasione del Regina coeli e della benedizione ai fedeli. Un clima festoso animato dalle bande musicali che hanno raggiunto Roma per il loro Giubileo ha accentuato l’entusiasmo dei pellegrini che esultavano coralmente dicendo: «Viva il Papa», frase cui ha fatto seguito un improvvisato «Leone, Leone».

«Mai più la guerra» ha detto il Santo Padre facendo proprie le parole di San Paolo VI e di altri suoi predecessori come Benedetto XV, che di fronte ai fuochi di guerra provocati da «un’inutile strage» si rivolse, come oggi fa Leone XIV, «ai grandi della Terra» nella speranza di ottenere la fine dei conflitti che insanguinavano il mondo.

Oggi due emergenze sono care al Papa, entrambe da affrontare con un «cessate il fuoco immediato». Da un lato interrompere le «sofferenze del popolo ucraino sempre nel cuore»; dall’altro adoperarsi per «prestare soccorso» alla «stremata popolazione civile di Gaza». A distanza di ottant’anni dalla fine dell’«immane tragedia della Seconda guerra mondiale», Leone XIV ripete la frase che Francesco aveva usato per descrivere la preoccupante situazione attuale, quella di una «Terza guerra mondiale a pezzi», cui Prevost fa seguire un doloroso commento: «Quanti conflitti ci sono nel mondo!». Egli affida a «Maria Regina della pace» un appello pieno di speranza, affinché la Vergine interceda per il «miracolo della pace». Ma il discorso di Leone XIV non verte unicamente sulla tormentata e penosa situazione geopolitica contemporanea. La Chiesa, infatti, ricopre anzitutto un ruolo di guida che nella domenica dedicata al Buon Pastore non poteva non essere ricordato, in particolare ai giovani: «la Chiesa ha tanto bisogno di vocazioni». È sulla scia di Giovanni Paolo II che Leone XIV esorta le giovani generazioni ad accogliere l’invito della Chiesa e di Cristo: «non abbiate paura di accettare l’invito della Chiesa e di Cristo Signore».

Del resto, la questione della fede e del ritorno al primato di Cristo sono stati i temi focali della sua prima omelia pronunciata fra le scintillanti pareti della Sistina. Anzitutto facendo leva sulla necessità della crescita nella collegialità e nella sinodalità: «So di poter contare su ognuno di voi per camminare con me mentre continuiamo come Chiesa, come comunità di amici di Gesù, come credenti, ad annunciare la buona novella, ad annunciare il Vangelo»; poi dispiegando il senso di una Chiesa che deve aspirare alla conversione missionaria: «la gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Si tratta di temi reali e urgenti, perché: «anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere». Leone XIV, da missionario, parla alla società secolarizzata dei frutti che essa produce, e lo fa soprattutto rivolgendosi all’Occidente, luogo in cui «non è facile annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato o al massimo sopportato e compatito». Sono parole che artigliano le coscienze di ciascuno di noi, e che dimostrano un’attenzione profonda per le questioni reali della sbiadita spiritualità contemporanea e i danni che essa comporta, «perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco». Citando Ignazio di Antiochia Leone XIV ha presentato lo spirito guida del suo apostolato: «Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo».

Riconosciamo già nel Santo Padre il suo proposito attraverso il suo temperamento, quello di un uomo che unisce la mitezza alla carità, la fedeltà alla tradizione e all’originalità nella predicazione.