
Fotogrammi dello sport varesino. A bocce ferme, arene chiuse, libro già scritto, destino senza più nulla da dire
Basket, hockey e calcio: che stagione è stata per le massime squadre della città?
Noblesse oblige si parta dalla Pallacanestro Varese. Salvezza raggiunta: non era scontato sulla carta e soprattutto il Signore ha mandato quest’anno sulla Terra tanti giorni in cui credere al non capitombolo in Serie A2 è stata impresa anche per i più fervidi professanti la fede dell’ottimismo. Salvezza raggiunta come? Con un ruolino di marcia da 20 sconfitte e 10 vittorie: siamo ai minimi storici, perché un bilancio peggiore – in 80 anni – si è rinvenuto solo nell’annata (horribilis) 2007/2008, quella sì coincisa con una retrocessione.
Il richiamo alla storia, poi, rileva anche sotto il profilo statistico, purtroppo: la Openjobmetis 2024/2025 è riuscita nell’impresa al contrario di fissare alcuni record negativi della sua epopea, come – per esempio – la peggior sconfitta casalinga di sempre (contro Brescia), la quinta partita con più punti subiti di sempre e il record di insuccessi consecutivi.
A riaddolcire il gusto finale presente nel palato, oltre alla salvezza tout court, ci hanno pensato le belle scoperte, gli enfant du pays: l’esplosione definitiva del varesino Matteo Librizzi, diventato capitano, e l’alba dell’altro varesino Elisee Assui. Saranno stelle destinate subito a tramontare nel cielo cestistico prealpino? Lo vedremo, ma l’ipotesi non è remota. L’appeal della società e di conseguenza il budget della stessa – parola dell’amministratore delegato Luis Scola – stanno infatti crescendo, ma ancora non permettono di competere ai livelli più alti, né di parare i colpi di un mondo sportivo in profondo mutamento (oggi la concorrenza arriva da lontano e mira a “ratti” precoci: le università americane hanno puntato, per esempio, i migliori prospetti europei e intendono convincerli a suon di dollari…).
Ma i giovani continuano a essere lo scatto più positivo nel rappresentare l’immagine della società. Siamo passati da un buco generazionale, che in campo si sente, a un contenitore che lavora costantemente con l’occhio rivolto al futuro ed è capace di “sfornare” professionisti validi, pescandoli da ogni dove e po formandoli. Non diventeranno bandiere all’Andrea Meneghin? Almeno varranno qualche “soldino” in cambio, che sarà fondamentale per la sopravvivenza del club.
Per il resto ci penserà coach Ioannis Kastritis, ovvero il primo allenatore dell’era Scola a finire un campionato e a iniziare quello successivo. Lui è stata “la marcia indietro” di un management che ha visto ridimensionarsi per fatti concludenti il proprio progetto tecnico; lui è – a conti fatti – la speranza di un domani che non potrà ancora essere ambizioso, ma si spera possa essere meno traumatico e lineare dello “ieri”.
E il calcio? Anzi, il Varese Calcio, tornato proprio da poco a riprendersi il “nome” delle origini che le mille vicissitudini avevano fatto smarrire in qualche tribunale dopo uno dei tanti fallimenti? Il “titolo” però non basta a sognare di riaccarezzare i sogni della Serie B, e nemmeno quelli della “C”. La realtà è che i biancorossi della “pedata” sono reduci da una stagione che ha mancato, nonostante i proclami iniziali” ancora una volta l’aggancio al professionismo, ma anche l’obiettivo minimo degli “inutili” playoff della serie D. La società che oggi guida i destini del calcio cittadino viene percepita “lontana” dalla gente, lo stadio – sul cui rifacimento lo stallo prosegue – è sempre mezzo vuoto, le istituzioni guardano e il più delle volte “passano”. Cosa c’è dietro la collina dell’estate incipiente? Probabilmente un’altra solfa simile.
Infine l’hockey, quei Mastini che hanno compreso – sulla propria pelle – che ritornare sulla cresta dell’onda significa anche creare delle aspettative, essere sulla bocca di tutti ed esporsi a quelle critiche che invece il piccolo cabotaggio (quindi il disinteresse) scansa. E allora la seconda stagione di fila senza trofei dopo il “double” del 2022/2023 (Coppa Italia e IHL) è stata senz’altro abbastanza turbolenta, con un allenatore da “pro” (lo sloveno Glavic) cui non è riuscita la sintesi tra giovani e vecchia guardia. Ora in panchina tornerà il canadese Claude Devéze, idolo della folla per gli ottimi risultati di cui sopra, ma la partita dei gialloneri si gioca anche nell’attesa: quando il movimento si deciderà a ripristinare una Serie A degna di questo nome, che metta in palio un vero scudetto e raggruppi le squadre migliori (e il Varese vuole essere nel novero…), allora il progetto del ghiaccio varesino potrà essere davvero vagliato nella sua consistenza.